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Alessandro Maule
12 dic 2018 | NEWS
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Alessandro Maule

L’affitto in nero è una realtà difficile da sradicare. Ma se il proprietario di casa non dichiara il contratto di locazione al fisco cosa accade? Quali rischi corre l’inquilino?

Mancata registrazione contratto di affitto

Il contratto di locazione non registrato all’Agenzia delle Entrate è nullo, ma la responsabilità per il mancato versamento dell’imposta di registro è solidale, questo significa che è sia del locatore che del conduttore. L’inquilino dunque è corresponsabile per l’evasione dell’imposta di registro e l’Agenzia delle Entrate può richiederne il pagamento notificando una cartella esattoriale.

Il padrone di casa ha 30 giorni di tempo per procedere alla registrazione e, come affermato di recente dalla Cassazione, è possibile una registrazione tardiva che sanerà la nullità; ma se il locatore non effettua la registrazione, può farlo il conduttore.

Contratto di locazione registrato a un canone inferiore

Nel caso in cui, invece, il contratto di locazione sia stato registrato con un prezzo inferiore rispetto a quello effettivamente versato, il conduttore può limitarsi a pagare il canone riportato sul contratto, senza rischiare sfratti o decreti ingiuntivi. Per legge, infatti, è valido solo il canone che risulta sul contratto registrato. Per ciò che è stato pagato in più in passato è possibile chiedere la restituzione entro 6 mesi da quando si lascia l’appartamento.

Affitto in nero contratto nullo

L’affitto in nero comporta la nullità del contratto. Questo vuol dire che il conduttore non è tenuto a rispettare le varie clausole della scrittura privata: non può ricevere un decreto ingiuntivo se non paga i canoni di locazione,non è tenuto a dare un preavviso se vuole lasciare l'immobile e non può essere sfrattato alla scadenza del contratto.

Autore: Idealista.it - https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2018/11/20/128946-affitto-in-nero-i-rischi-per-linquilino

Marco Dall'Igna
10 dic 2018 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Gli importi scendono di 100 euro al metro quadro nel cuore del capoluogo  e nell’area di Monte Berico, Laghetto e Anconetta tra le zone più economiche

 

Prezzi delle case in calo in centro, ma stabili in periferia. E’ l fotografia che emerge dall’ultima rilevazione semestrale dell’osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia delle entrate. Secondo i dati del primo semestre del 2018, si nota una flessione pari a circa 100 euro al metro quadro in contesti di pregio come il centro e Monte Berico, mentre rimangono stabili aree più periferiche quali Laghetto, Saviabona, Anconetta, San Pio X. Una tendenza dettata forse dalla preferenza, da parte degli acquirenti, di comprare casa nelle zone più defilate, magari puntando su prezzi più abbordabili. Un’abitazione in centro, infatti, può arrivare a costare anche il triplo rispetto ad un’immobile a Laghetto o in Riviera Berica.

 

I Prezzi

Per acquistare una casa in ottime condizioni in centro città bisogna sborsare da un minimo di 2150 euro ad un massimo di 3200 euro al metro quadro. Gli importi, confrontati con quelli dell’anno scorso, evidenziano un calo di circa 100 euro. Una situazione analoga si riscontra per un’altra zona molto ambita del capoluogo, quella di Monte Berico. In questo caso, i prezzi si attestano sulla fascia compresa tra 1450 e 1850 euro, con una discesa che arriva a toccare i 150 euro. La questione cambia invece se si intende comprare un alloggio in zone più esterne rispetto al cuore della città. Ad esempio, acquistare un immobile, in condizioni accettabili, in zona Laghetto o a San Pio X può costare da un minimo di 1100 euro al metro quadro ad un massimo di 1350. E in questo caso gli importi sono circa gli stessi rispetto alla fine del 2017. Un discorso valido anche per altre aree periferiche, come Polegge, Saviabona, Anconetta, Ospedaletto, Ca’ Balbi, Settecà. A rappresentare un’eccezione è la Riviera Berica, dove è possibile comprare casa con costi compresi tra 1300 e 1700 euro al metro quadro: anche in questo caso i prezzi sono in calo.

 

Nei Quartieri

A non cambiare, sul fronte dei costi che caratterizzano il mercato immobiliare cittadino, sono le differenze tra i vari quartieri. Sempre da una consultazione dei dati riferiti al primo semestre 2018, emerge come comprare casa nel centro storico cittadino possa costare anche il triplo rispetto a Laghetto, Polegge o Riviera Berica. Prezzi salati, nel cuore della città, anche per i box auto, acquistabili a costi compresi tra 1250 e 1700 euro, praticamente il doppio rispetto ad altre zone più periferiche. Guardando ad altre tipologie di abitazione, poi, è possibile notare come una villa o un villino acquistati a Gogna o in viale Diaz costino la metà rispetto allo stesso tipo di immobile a Monte Berico. Sensibili le differenze anche sul fronte degli affitti. Nel centro della città, i canoni sono infatti compresi tra 8 e 11 euro al metro quadro; ad Anconetta o Polegge, ad esempio, i costi si attestano sulla fascia compresa tra 4,7 e 7 euro, sempre al metro quadro.

 

La Ripresa

Gli immobiliaristi si dichiarano comunque ottimisti in merito alla ripresa del settore. In particolare, secondo Serafino Magistro, presidente provinciale e regionale di Fimaa Confcommercio, rispetto all’anno scorso può essere stimato un aumento delle compravendite intorno al 15 per cento. ‘’Iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel – sottolinea Magistro-. Il periodo negativo è stato superato. Oggi le trattative sono più morbide: qualche anno fa, se una casa valeva 100 mila euro, te ne offrivano 60 mila. Oggi gli acquirenti arrivano invece anche a 95 mila euro. Vedo poi una maggior fiducia negli agenti immobiliari. C’è sempre stata, infine, una valutazione diversa tra centro storico e periferia. Sono tanti però, gli elementi che vanno ad incidere sul prezzo.’’


Autore: Matteo Carollo - Il Giornale di Vicenza 

Alessandro Maule
05 dic 2018 | NEWS
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Alessandro Maule

Istituito nel 2013 presso il Ministero dell'Economia e gestito dalla Consap, il fondo di garanzia per la prima casa nel corso degli ultimi anni ha favorito l'acquisto della prima abitazione alle famiglie in difficoltà, soprattutto under 35. Ma le cose potrebbero cambiare a partire dal 2019.

Fondo di garanzia prima casa consap

Dall'avvio della sua operatività, Il fondo di garanzia prima casa di Consap ha permesso di portare a termine 90.170 oprazioni di mutuo per un controvalore di circa 10,1 miliardi di euro, il 58% delle quali ha riguardato i giovani dai 20 ai 35 anni d'età.

ll Fondo di garanzia prima casa prevede il rilascio di garanzie a copertura del 50% della quota capitale per mutui ipotecari (fino a 250.000 euro) erogati per l’acquisto (anche con interventi di ristrutturazione con l’accrescimento dell’efficienza energetica), degli immobili adibiti a prima casa.

Mutuo consap 2019, il destino del Fondo

La vita del Fondo di garanzia per la prima casa nel 2019 potrebbe giungere a termine. Secondo l'audizione sulla legge di Bilancio in Parlamento, il direttore dell'Abi, Giovanni Sabatini, ha infatti affermato che le disponibilità finanziarie del Fondo di garanzia per la prima casa stanno per terminare. 

"Si segnala - ha affermato Sabatini - che in base alle informazioni ottenute da Consap SpA, le disponibilità finanziarie del Fondo stanno per terminare. E' previsto che l'operatività del Fondo terminerà a fine dicembre 2018".

"Al riguardo, si potrebbe intervenire con un rifinanziamento del Fondo per consentire il prolungamento dell'operatività di uno strumento di garanzia che ha finora perseguito un duplice risultato: favorire l'acquisto della prima casa per molte famiglie, soprattutto composte da giovani di età inferiore ai 35 anni, senza che siano richieste ulteriori garanzie oltre all'ipoteca sull'immobile da adibire ad abitazione principale; sostenere il mercato immobiliare residenziale che negli ultimi anni ha registrato una significativa riduzione delle compravendite e dei valori di mercato".

Fondo garanzia prima casa 100%

Il fondo di garanzia prima casa consente di richiedere un mutuo pari al 100% del valore dell'immobile. Importante è consultare l'elenco delle banche aderenti sul sito di Consap.

La garanzia del Fondo prima casa della Consap può essere richiesta per l’acquisto di immobili di qualsiasi metratura, purché non di lusso, da soggetti, senza alcun limite di reddito e di età, che alla data di presentazione della domanda non risultino proprietari di altri immobili ad uso abitativo, salvo quelli ricevuti per successione o che siano concessi in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli.

All’atto di ammissione della garanzia, in presenza di più domande pervenute nella stessa giornata, il gestore del Fondo attribuisce priorità ai mutui erogati a:

·         giovani coppie – nuclei familiari costituiti da almeno due anni, coniugati o conviventi more uxorio, con uno dei componenti con età inferiore ai trentacinque anni;

·         nucleo monogenitoriale con figli minori – persona singola non coniugata, separata, divorziata o vedova con almeno un figlio convivente minore;

·         giovani di età inferiore ai 35 anni titolari di un rapporto di lavoro atipico di cui all’articolo 1 della legge 28 giugno 2012, n. 92;

·         conduttori di alloggi di proprietà degli Istituti autonomi per le case popolari


Autore: Idealista.it - https://www.idealista.it/news/finanza/mutui/2018/11/13/128832-fondo-prima-casa-consap-abi-risorse-solo-fino-a-dicembre

Marco Dall'Igna
05 dic 2018 | DICONO DI NOI
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Marco Dall'Igna

La ricerca della casa perfetta per noi inizia diversi anni fa, quando successivamente ci siamo rivolti a Marco (anche nostro conoscente) lui ci ha saputo ascoltare ed a seguito di questo ci ha consigliato ‘’inaspettatamente’’ di fermarci con la ricerca.

Un po’ per amicizia e un po’ per la sua trasparenza ci aveva svelato dei motivi per i quali, in quel momento ed in base alla nostra situazione, la ricerca non ci avrebbe portato verso la casa dei nostri sogni. Ho ascoltato il suo consiglio e quando si sono presentate tutte le condizioni favorevoli, ci siamo rivolti di nuovo a lui, che si è subito attivato nella ricerca. Noi eravamo tranquilli perché lui sapeva esattamente cosa stessimo cercando per noi e per la nostra famiglia, Marco mi aggiornava di settimana in settimana. L’attesa ha dato i suoi frutti perché ha trovato la soluzione immobiliare che non pensavamo potesse nemmeno esistere nei nostri sogni.

 

“Grazie a Marco, che con la sua lungimiranza sul farci attendere ci ha permesso di fare la scelta più giusta per noi, un grazie anche a tutto lo staff di Centro Casa”.

- Marchetto Jessica e Carlassara Marco

Marco Dall'Igna
04 dic 2018 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Hai sei mesi di tempo per scegliere la tariffa di luce e gas che fa al caso tuo: dal primo luglio 2019, infatti, dovremo dire addio al mercato tutelato. Il consiglio è sempre lo stesso: per risparmiare l'unico modo è confrontare le offerte.

Fino a oggi i clienti domestici potevano scegliere tra mercato tutelato, con tariffe interamente definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), e mercato libero, in cui il prezzo di luce e gas è definito dal Regolatore solo per quel che riguarda i costi di trasporto, distribuzione e oneri di sistema, mentre è scelto dal fornitore per quel che riguarda la componente energia. Chi è ancora nel mercato tutelato ha un anno di tempo per scegliere un fornitore di energia nel mercato libero. Dal primo luglio 2019 il mercato dell’energia non sarà più lo stesso.

 

È il momento di decidere

Fai parte anche tu di quella maggioranza di utenti che non ha ancora scelto un fornitore sul mercato libero? Devi iniziare a guardarti intorno. Confronta le offerte: ti consentirà di trovare la più adatta alle tue esigenze senza la fretta e le pressioni a cui si è sottoposti man mano che il termine si avvicina. Forse adesso è il momento di iniziare e farsi un'idea di cosa offre il mercato libero in Italia.

Ma cosa succederà a luglio 2019 a chi non avrà ancora scelto un'offerta del mercato libero? L’unica cosa certa è che a questi utenti non verrà sospesa la fornitura di gas e luce, ma si passerà a tariffe "di ultima istanza", più care di quelle a maggior tutela. Quanto pagheranno per il servizio e a chi resta è però ancora tutto da vedere

 

Un passaggio intermedio 

L’Autorità per l’Energia ha pensato di aiutare il passaggio dalla tutela al mercato libero con strumenti tariffari ad hoc. Prima è stata la volta della Tutela simile, che però ha avuto scarso successo. Dallo scorso marzo ci sono le offerte PLACET, “a Prezzo Libero e a Condizioni Equiparate di Tutela”, destinate a rimanere nel mercato libero del futuro, dato che ogni fornitore dovrà predisporne almeno due: una a prezzo variabile e una a prezzo fisso. 
Le condizioni contrattuali sono stabilite dal Regolatore, il prezzo invece è deciso dal fornitore. L’omogeneità del contratto è la vera differenza rispetto alle offerte del mercato libero vere e proprie, nelle quali i fornitori possono introdurre clausole contrattuali diverse (bolletta elettronica, addebito automatico, fatturazione diversa dal bimestre ecc.). Vale la pena approfittarne? In assenza di condizioni particolarmente stringenti dal punto di vista contrattuale, la differenza tra offerte del mercato libero e offerte PLACET si assottiglia e il passaggio diretto al mercato libero diventa meno problematico.

 

Scaglioni addio

Attualmente sulla bolletta elettrica la tariffa è divisa in tre pezzi. Vi è il costo della materia prima, stabilito dal fornitore, accise e IVA, decise dallo Stato, e i costi di trasporto, distribuzione e oneri di sistema, definiti dall’Autorità per l’Energia e uguali per tutti. 

In particolare distribuzione e oneri di sistema fino a quest’anno sono articolati a scaglioni. Dal primo gennaio 2019 gli scaglioni saranno aboliti
Questa tariffazione progressiva era nata per disincentivare gli sprechi, ma non è più coerente con la tecnologia attuale.

 

Scenari futuri

Nel frattempo stanno arrivando i nuovi contatori elettrici, che forniranno informazioni molto più dettagliate sui consumi. Nel frattempo conviene fare e inviare regolarmente l’autolettura, per evitare brutte sorprese in bolletta.

 

I consigli per cambiare 

Hai timore di cambiare operatore? Forse con i giusti consigli passare al mercato libero potrebbe essere più semplice di quello che pensi. Ecco cosa guardare con attenzione.

·         Prezzo e qualità. La tariffa non è tutto. Informati bene per scegliere il fornitore che offre anche la migliore qualità del servizio.

·         Spesa annuale. Valutare solo il prezzo dell’energia così come pubblicizzato dalle aziende non basta. Bisogna affidarsi a preventivi su base annua, a maggior ragione dal momento che esistono offerte a prezzo variabile (per esempio con il prezzo della componente energia indicizzato al mercato all’ingrosso), che potrebbe cambiare rispetto al momento in cui si sceglie.

·         Bolletta alla mano. Per capire cosa conviene bisogna conoscere i propri consumi e i prezzi che ci vengono applicati: percentuale di consumi nelle diverse fasce orarie, l’andamento negli ultimi 12 mesi e altro ancora. È tutto nei vari fogli della bolletta, tienili a portata di mano. 

·         Al telefono no. Con l’avvicinarsi della fine del mercato tutelato, i fornitori si faranno man mano più aggressivi nel proporre le loro offerte. Non scegliere d’impulso, magari approfittando di offerte fatte al telefono: meglio farsi mandare la documentazione e consultarla con calma. 

·         Check up periodico. Ogni tanto verifica cosa stai pagando e, se c’è di meglio sul mercato, esercita il diritto di recesso dal contratto, che è senza spese né penali.


Autore: Altroconsumo.it - https://www.altroconsumo.it/casa-energia/elettricita-e-gas/news/mercato-libero#

Alessandro Maule
03 dic 2018 | NEWS
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Alessandro Maule

Lunedì 17 dicembre (il 16 cade di domenica) scade il termine per il versamento del saldo Imu e Tasi 2018 sugli immobili e sui servizi indivisibili.

La seconda rata dei due tributi il cui acconto è stato versato lo scorso giugno, si dovrà calcolare con eventuale conguaglio, tenendo in considerazione le delibere comunali pubblicate sul sito del Mef entro il 28 ottobre di ogni anno.

Se non è presente la delibera dell’anno in corso si applicheranno le aliquote e le detrazioni adottate per l’anno precedente.

Saldo Imu e Tasi 2018: chi deve pagarlo

Sono chiamati al pagamento dell’Imu, i possessori di fabbricati, aree edificabili e terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa.

Presupposto per la Tasi è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati, di aree scoperte nonché di quelle edificabili, a qualsiasi uso adibiti, sono esclusi i terreni agricoli.

Saldo Imu e Tasi 2018: le esenzioni

La legge ha previsto alcune esenzioni, in particolare non si verserà l’Imu e nemmeno la Tasi per le abitazioni principali (e relative pertinenze) classificate nelle categorie catastali A/2, A/3, A/4, A/5, A/6 e A/7. Le abitazioni classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 (abitazioni di tipo signorile, ville e castelli), verseranno invece le suddette imposte. L’esenzione Tasi si applica anche alla quota dovuta dall’inquilino in caso l’immobile locato sia abitazione principale dello stesso.

Ricordiamo che per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare risiedono e dimorano abitualmente.

Sono escluse dalla Tasi le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali imponibili, non operative, e le aree comuni condominiali che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

Imu e Tasi sono dovute proporzionalmente ai mesi dell’anno solare durante i quali si è protratto il possesso, a tal fine, è stabilito che il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni è computato per intero.

In alcuni casi vi è l’equiparazione alla abitazione principale per cui non sono dovute imposte, in particolare per:

·         le unità immobiliari appartenenti a cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;

·         i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal D.M. 22.4.2008;

·         la casa coniugale assegnata al coniuge a seguito di provvedimento di separazione legale;

·         l’unico immobile, iscritto o iscrivibile nel Catasto edilizio urbano, posseduto e non concesso in locazione dal personale in servizio permanente alle Forze armate e alle Forze di polizia, nonché dal personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e dal personale appartenente alla carriera prefettizia, per il quale non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica.

I Comuni con apposito regolamento possono assimilare all’abitazione principale l’unità immobiliare, posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da soggetti anziani o disabili residenti in case di riposo e cura, a condizione che la stessa non risulti locata.

Saldo Imu e Tasi 2018: immobili in comodato

L’imposta sugli immobili è ridotta al 50% (viene ridotta la base imponibile) per le unità immobiliari, al di fuori delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale (ad esempio da genitori a figli o viceversa). Tale riduzione vale anche per la Tasi.

Sono previste alcune condizioni per poter fruire della riduzione, ovvero che il contratto sia registrato, che il comodante possieda un solo immobile in Italia, e che il comodante risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso Comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato.

Terreni agricoli

I terreni agricoli sono esenti dalla Tasi, e dal 2016, sono esenti da Imu quelli ricadenti nei Comuni elencati nella Circolare del Ministero delle Finanze n. 9 del 14 giugno1993.

Sono inoltre esenti dall’Imu i terreni agricoli:

·         posseduti e condotti da coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali (Iap) di cui all’art. 1, D.Lgs. n. 99 del 29 marzo 2004, iscritti alla previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione;

·         ubicati nei Comuni delle isole minori di cui all’Allegato A annesso alla L. n. 448 del 28 dicembre 2001;

·         a immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile.

Gli altri terreni che non rientrano in queste esenzioni sono soggetti all’Imu.

Saldo Imu e Tasi 2018: determinazione della base imponibile

La base imponibile della Tasi è quella prevista per l’applicazione dell’imposta municipale (Imu). Per i fabbricati la base imponibile è costituita dalla rendita catastale risultante in catasto al 1° gennaio dell’anno d’imposizione, aumentata del coefficiente di rivalutazione del 5% e moltiplicata per determinati moltiplicatori in base alla tipologia dell’immobile:

·         160 per le unità immobiliari classificate nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10;

·         140 per le unità immobiliari classificate nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5;

·         80 per le unità immobiliari classificate nelle categorie catastali A/10 e D/5;

·         65 per le unità immobiliari classificate nella categoria catastale D, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria D/5;

·         55 per le unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1.

Saldo Imu e Tasi 2018: le aliquote 

L’aliquota ordinaria per l’Imu è pari allo 0,76% e può essere aumentata o diminuita dai Comuni con apposita delibera del Consiglio, fino a 0,3 punti percentuali. I Comuni possono ridurre l’aliquota ordinaria dello 0,76% fino allo 0,4% per gli immobili non produttivi di reddito fondiario, ovvero nel caso di soggetti passivi Ires o di immobili locati.

L’aliquota ridotta è pari allo 0,4% per l’abitazione principale di lusso, e per le relative pertinenze, e può essere modificata dai Comuni con apposita delibera di Consiglio in aumento o in diminuzione, fino a 0,32% punti percentuali.

L’aliquota base della Tasi è pari all’1 per mille. Il Comune, con delibera del consiglio, può ridurre l’aliquota fino all’azzeramento, lo stesso può determinare l’aliquota rispettando in ogni caso il vincolo in base al quale la somma delle aliquote Tasi e dell’Imu per ciascuna tipologia di immobile non sia superiore all’aliquota massima consentita dalla legge statale per l’Imu al 31 dicembre 2013, fissata al 10,6 per mille e ad altre minori aliquote, in relazione alle diverse tipologie di immobile.

Saldo Imu e Tasi 2018: la scadenza  

Il pagamento del saldo dell’Imu e Tasi dovuti per l’anno 2018 va effettuato entro il 17 dicembre 2018.Generalmente il pagamento viene effettuato in due rate, salvo che il contribuente non abbia già versato in un’unica soluzione l’intero importo, in particolare il versamento della seconda rata viene eseguito a conguaglio sulla prima tenuto conto delle delibere Comunali.

Saldo Imu e Tasi 2018: come pagare

Per il versamento si potrà utilizzare il modello F24 (ordinario o semplificato) utilizzando gli appositi codice tributo, o anche gli appositi bollettini postali.

Il versamento non deve essere effettuato se l’importo riferito all’intera annualità non supera i 12 euro,ma i Comuni possono deliberare importi minimi diversi.

I contribuenti che non verseranno il saldo Imu e Tasi entro la scadenza stabilita possono ovviare a tale ritardo utilizzando l’istituto del ravvedimento operoso ex art. 13, D.Lgs. 472/1997, che consente di pagare l’imposta dovuta con una sanzione ridotta rispetto a quella prevista.

 Autore: Giuseppe Moschella per - https://www.leggioggi.it/2018/12/03/saldo-imu-tasi-2018-scadenza-17-dicembre-come-fare/

Marco Dall'Igna
30 nov 2018 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Magistro (Fimaa): ‘’A volte ci si fa abbagliare ma sono utili valutazioni che solo un esperto può fare’’


Comprare immobili all’asta per realizzare un affare: non sono pochi – segnala Confcommercio Vicenza – i vicentini che guardano con crescente interesse all’opportunità di acquistare casa approfittando dell’abbattimento di prezzo garantito dalle procedure di vendita tramite il tribunale. 


Solo a guardare il sito dedicato del Tribunale di Vicenza, le opportunità, in effetti, non mancano visto che sono oltre 370 gli immobili attualmente all’asta di cui una trentina in città. ‘’Le Agenzie immobiliari stanno ricevendo parecchie richieste di affiancare privati e imprese nelle procedure di acquisto all’asta – conferma Serafino Magistro, presidente della Fimaa-Confcommercio provinciale, l’associazione degli agenti immobiliari -. Il ‘’fai da te’’ in questi casi, può portare più di qualche rischio, perché vanno fatte opportune valutazioni sulla regolarità urbanistica dell’immobile, se è libero o affittato, sulla finanziabilità nel caso sia acquistato tramite un mutuo. Tutti aspetti che gli agenti immobiliari verificano prima di qualsiasi acquisto’’.


Per questo l’aggiornamento di questi stessi professionisti è continuo. Il prossimo appuntamento organizzato da Fimaa-Confcommercio sarà proprio sulle aste immobiliari. Oggi, Venerdì, alle 18, al Centro formazione Esac di Creazzo si terrà il seminario ‘’Le aste immobiliari: un mercato da conquistare’’. 


L’esperto Fabio Spalvieri (formatore, specialist business unit aste Credipass e autore del libro ‘’Sette passi nei pignoramenti immobiliari’’) ‘’affronterà alcuni degli aspetti di maggior interesse, ad esempio le fasi del processo esecutivo nei pignoramenti e nelle aste, i portali web dedicati, l’accesso ai mutui in caso di aste o pignoramenti’’ (iscrizioni alla segreteria Fimaa Vicenza, tel 0444964300). ‘’Al di là degli aspetti normativi – chiude Magistro -, il nostro ruolo è valutare le reali esigenze dei clienti, consigliando le tipologie di immobili più in linea con queste e anche una valutazione sull’investimento. A volte il prezzo di aggiudicazione rispetto alla perizia iniziale può sembrare assolutamente conveniente, spesso tra il 30 e il 40% delle stime’’ ma è meglio non farsi abbagliare e comprare a ragion veduta, anche alle aste.


Autore: Il giornale di Vicenza 

Marco Dall'Igna
28 nov 2018 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Cresce l’attenzione degli italiani nei confronti della assicurazione casa. Complici i danni del maltempo e dei terremoti, secondo un’indagine di Facile.it, la richiesta di coperture assicurative per la casa è cresciuta dell’11% in un anno.

Nonostante in Italia, secondo le stime ufficiali, siano meno di 800 mila le abitazioni coperte da un’assicurazione contro le calamità naturali, su un campione di oltre 180.000 ricerche, Facile.it ha rilevato un +11% nelle ricerche relative ad assicurazioni casa. Il picco +39% rispetto allo stesso periodo del 2017 si è avuto ad ottobre 2018, di certo anche in virtù dei drammatici fatti di cronaca che hanno travolto il Paese.

Dove e chi stipula più polizze casa

Il boom ha riguardato maggiormente alcune regioni italiane; è il caso, ad esempio, della Sicilia e del Lazio dove le richieste per questo genere di polizze sono aumentate, rispettivamente del 77% e del 74%. Valori superiori alla media nazionale anche per Abruzzo (+68%), Lombardia (+52%), Emilia Romagna (+46%), Campania (+41%). Valori elevatissimi, e appena sotto la media nazionale, anche per la Sardegna (+37%).

Tra coloro che chiedono tale tipo di assicurazione, prevalgono le persone di età compresa tra i 35 e i 44 anni, cui fanno capo quasi il 35% delle richieste; a seguire la fascia di età tra i 25 e i 34 anni (circa 25%). Per quanto riguarda il sesso dei richiedenti, solo 1 richiesta su 3 proviene da una donna.

Le coperture delle polizze casa

“Le polizze contro le calamità naturali normalmente rientrano all’interno di pacchetti assicurativi multirischio legati alla casa; per essere attive, però, spesso necessitano di estensioni specifiche, altrimenti la compagnia potrebbe non rimborsare eventuali danni, - spiega Lodovico Angoli, Responsabile new business di Facile.it. - Anche se viene sottoscritta l’estensione, però, attenzione alle clausole”.

In caso di copertura contro le alluvioni, ad esempio, alcune compagnie potrebbero non rimborsare il danno se è causato da mareggiata, marea o maremoto, mentre per la polizza contro il terremoto l’assicurazione non rimborsa se l’abitazione non è conforme alle norme tecniche di legge vigenti alla data di costruzione previste per gli immobili in zone sismiche. Sono escluse dalle coperture assicurative anche tutte le costruzioni abusive e, in alcuni casi, anche le abitazioni edificate a poca distanza da campanili e torri

Come detrarre l’assicurazione sulla casa dalla dichiarazione dei redditi

A mettersi di traverso tra i clienti e la stipula di una polizza casa, secondo Facile.it, molto spesso è la convinzione che in caso di danni sia lo Stato a rimborsare le abitazioni (e che quindi i rimborsi nel caso non arriveranno mai). Tuttavia ciò non è vero: sono le compagnie assicurative a rimborsare i danni. In effetti lo Stato rimborsa non i cittadini ma gli enti locali, dopo lungo iter, e solo in caso ci sia la dichiarazione dello stato di calamità naturale che rende possibile l'accesso ai fondi per le emergenze.

Fino al 31 dicembre 2018, inoltre, coloro che sottoscrivono una polizza contro le calamità naturali potranno, grazie agli incentivi definiti dalla legge di bilancio 2018,detrarre dalla dichiarazione dei redditi del 2019 il 19% del premio corrisposto alla compagnia assicurativa; tali coperture risultano inoltre esenti da imposta sul premio assicurativo.

I costi di assicurare la casa

Analizzando una polizza tipo, secondo Facile.it, i costi non sono proibitivi; precisando che fra le variabili da considerare per una quotazione effettiva ci sono anche le caratteristiche dell’immobile oggetto di polizza come ad esempio la metratura e l’ubicazione, chi sceglie di tutelare la propria casa da questo genere di evenienze deve mettere a budget una cifra mensile che parte dai 3,5 euro per il solo danno da terremoto e dagli 8 euro per quello da terremoto e alluvione.

“Come sempre, - continua Agnoli, - onde evitare brutte sorprese, è opportuno non basare la scelta solo sul prezzo, ma sull’effettiva rispondenza della polizza alle nostre necessità, leggendo con attenzione, ad esempio, le franchigie applicate al risarcimento e i massimali; quali sono gli eventi coperti e quali quelli esclusi”.

Polizze casa: quali sono?

Tra le varie opzioni per assicurare casa, si elencano:

·         La polizza di responsabilità civile per la famiglia (RC Famiglia) che protegge da richieste di risarcimento per danni causati a terze persone. Tale polizza si può stipulare anche presso i tabaccai, con un massimale di 250 mila euro. La polizza copre i danni provocati involontariamente e nel corso di attività non pericolose a terzi da membri della famiglia (es, figli minorenni che giocando danneggiano le abitazioni o le auto altrui) a cose o persone. Non risarcisce i danni volontari né quelli contestabili in sede penale, né quelli causati o subiti da animali domestici.

·         La polizza globale fabbricati, o polizza condominio, copre sia gli eventuali danni nei locali comuni di un condominio che quelli che possono essere causati dal fabbricato condominiale ad altre strutture o a terze persone. È una polizza stipulata dall'amministratore di condominio, anche senza consenso dell’assemblea di condominio. L’amministratore si occupa anche di denunciare i sinistri nell’ambito di questa copertura. La polizza copre anche le spese sostenute per la ricerca di guasti, ma solo in caso di danno causato a terzi dal fabbricato. Non rifonde i danni a colpa dell’assicurato.

·         La polizza contro i furti in casa tutela l’assicurato dai danni subiti durante la visita di un ladro, sia per quanto riguarda la sottrazione degli oggetti (anche all’esterno della casa, denaro escluso) che per i danni provocati alla abitazione nel tentativo di effrazione (es. infissi o vetri rotti). Per attivare la copertura occorre che ci sia stata una violazione illegale della casa e che il reato sia stato denunciato alla polizia. La sottrazione di oggetti preziosi è assicurata da una assicurazione apposita contro il furto di oggetti preziosi. Non si risarcisce il danno se la casa non era ben chiusa o disabitata da oltre 50 giorni.

·         Polizza contro terremoti o calamità naturali, acquistabile singolarmente o con estensione dell’assicurazione casa. Copre i danni materiali e diretti subiti dal fabbricato a seguito di una scossa di terremoto e delle successive entro 72 ore, e anche dal contenuto (se assicurato), che ne compromettano la stabilità, sia in caso di terremoto che di alluvioni o inondazioni. Il risarcimento comprende di solito la demolizione, lo sgombero, il trasporto, lo smaltimento e il trattamento delle macerie, il pernottamento in albergo nel caso di inagibilità dell’abitazione e la rimozione, il trasporto, il ricollocamento e il deposito presso terzi dei beni contenuti nei locali. La polizza terremoto e altre calamità naturali in genere non risarcisce i danni provocati a edifici non conformi alle norme antisismiche vigenti alla data della costruzione, né quelli provocati da maremoti e tsunami (anche se originati da terremoti, alluvioni o inondazioni), eruzioni vulcaniche, radiazioni e sciacallaggio, e nemmeno quelli provocati da guerre, rivoluzioni, terrorismo e sabotaggio, per cui esiste la specifica copertura per gli eventi socio-politici. 

Autore:Idealista.it -  https://www.idealista.it/news/finanza/casa/2018/11/22/128990-assicurazione-sulla-casa-quale-scegliere-tra-costi-coperture-e-detrazioni


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