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Marco Dall'Igna
02 feb 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

I controlli del Comune al via tra un paio di settimane, a campione 200 verifiche. Durante gli accertamenti del 2016-2017 riscontrate anomalie nel 58% dei casi.


Se non avete ancora provveduto alla manutenzione periodica della vostra caldaia, è il caso di prenotare subito la visita di un tecnico, se non volete rischiare di incorrere, nel peggiore dei casi, alla chiusura dell’impianto e a una messa a norma forzata. Tornano, infatti, i controlli a campione disposti dal Comune sulle caldaie private. Una campagna per la quale palazzo Trissino investe 20 mila euro e che interesserà tre periodi da qui al prossimo anno: febbraio e marzo, il primo; ottobre, novembre e dicembre, il secondo e infine i primi tre mesi del 2020.


Il tempo di selezionare il professionista abilitato (un perito tecnico o un ingegnere, esterno al Comune) e tra un paio di settimane i controlli potranno essere avviati. Con un duplice obiettivo, come sottolinea l’assessore al territorio con delega alla protezione dell’ambiente, Lucio Zoppello: “Garantire la sicurezza e migliorare l’efficienza energetica degli impianti termici a favore di una maggiore qualità delle emissioni e di conseguenza dell’aria”.


Si tratterà, nello specifico, di controllare lo stato di esercizio e manutenzione, e il rendimento di combustione degli impianti termici civili del territorio comunale. E’ la Regione Veneto, con la legge regionale del 13 aprile del 2001, ad aver delegato agli enti locali la funzione di accertamento dell’efficienza energetica delle caldaie. Un’ispezione per nulla banale se gli ultimi controlli, effettuati in città tra il 2016 e 2017, hanno rilevato nel 58 per cento delle 145 caldaie finite sotto la lente del Comune la presenza di qualche anomalia, sia dal punto di vista delle pratiche amministrative sia, soprattutto, da quello tecnico.


In tutti questi casi, gli uffici comunali del settore Ambiente hanno invitato i proprietari a mettere in sicurezza le caldaie in questione. Un paio di famiglie, però, non avendo ottemperato agli obblighi (erano stati riscontrate emissioni di monossido di carbonio), si son viste interrompere la fornitura del gas, fino all’avvenuta regolarizzazione.


Il Comune sceglierà il campione con la modalità del sorteggio dai nominativi presenti nella banca dati dell’anagrafe. Le famiglie sorteggiate verranno avvisate con una raccomandata con cui sarà fissato un appuntamento. Il tecnico incaricato si presenterà e nel caso in cui la persona non sia presente lascerà un avviso.


Autore: Il Giornale di Vicenza

Alessandro Maule
31 gen 2019 | NEWS
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Alessandro Maule

Quando si affronta un’operazione di vendita della casa, cosa succede se non viene consegnato il certificato di agibilità? Si tratta di una questione molto dibattuta, sulla quale di recente si è espressa la Cassazione. Ma numerose sono le pronunce giurisprudenziali sul tema.

Nel caso in cui venga firmato un contratto preliminare di compravendita immobiliare, l’acquirente poi richieda il certificato di agibilità senza che il venditore però lo fornisca, può l’acquirente rifiutarsi di sottoscrivere il contratto definitivo e richiedere la caparra versata?


Secondo la giurisprudenza, l’agibilità di un immobile destinato ad uso abitazione è una qualità essenziale che deve essere garantita dal venditore. Con la pronuncia n. 8199 dell’11 agosto 1990, la Cassazione ha stabilito che l’acquirente può richiedere la risoluzione del contratto se nel corso della vendita di una casa il venditore non consegna il certificato di agibilità.


Anche nel caso in cui nel contratto preliminare non venga specificata la consegna del certificato di agibilità per la casa, se il venditore non lo consegna prima della compravendita dell’immobile commette un inadempimento contrattuale. L’eventuale inagibilità di un immobile deve essere espressamente indicata nel contratto preliminare e l’acquirente deve esserne consapevole fin dal primo momento.


Con la sentenza n. 622/19 del 14 gennaio 2019, la Cassazione ha confermato che in una compravendita di un immobile destinato ad abitazione il certificato di agibilità per la casa costituisce requisito giuridico essenziale del bene compravenduto. Esso è in grado di incidere sull’attitudine del bene stesso ad assolvere la sua funzione economico sociale assicurandone il legittimo godimento e la commerciabilità.


Se dunque l’acquirente richiede il certificato di agibilità e il venditore non lo fornisce, il compratore può decidere di non stipulare il contratto definitivo e chiedere la restituzione di tutti gli acconti già versati e, se previsto nel contratto preliminare, il doppio della caparra.


In passato, con la sentenza n. 2438/2016, la Cassazione ha affermato che l’obbligo di consegnare il certificato di agibilità grava ex lege sul venditore, in base all’art. 1477, terzo comma, del codice civile. E’ quindi legittimo il rifiuto del promissario acquirente di stipulare la definitiva compravendita di un immobile privo del certificato anche se il mancato rilascio dipende da inerzia del Comune.


Nel dettaglio, la Cassazione ha spiegato che il rifiuto del promissario acquirente di stipulare la compravendita definitiva di un immobile privo dei certificati di abitabilità o di agibilità e di conformità alla concessione edilizia, pur se il mancato rilascio dipende da inerzia del Comune (nei cui confronti peraltro è obbligato ad attivarsi il promittente venditore) è giustificato, poiché l’acquirente ha interesse ad ottenere la proprietà di un immobile idoneo ad assolvere la funzione economico-sociale e a soddisfare i bisogni che inducono all’acquisto, e cioè la fruibilità e la commerciabilità del bene.


La Suprema Corte ha fatto sapere che “la consegna del certificato di abitabilità dell’immobile oggetto del contratto, ove questo sia un appartamento da adibire ad abitazione, pur non costituendo di per sé condizione di validità della compravendita, integra un’obbligazione incombente sul venditore ai sensi dell’art. 1477 cod. civ., attenendo ad un requisito essenziale della cosa venduta, in quanto incide sulla possibilità di adibire legittimamente la stessa all’uso contrattualmente previsto”.


Autore: Idealista.it - https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2019/01/16/129687-vendita-casa-cosa-succede-se-non-viene-consegnato-il-certificato-di-agibilita


Marco Dall'Igna
30 gen 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Fimaa-confcommercio confronta Vicenza con 11 città.


I prezzi calano meno rispetto alla media dei capoluoghi di provincia di dimensioni simili (tra i 100 e i 300 mila abitanti) mentre il numero di compravendite resta in linea. Si vendono più appartamenti nuovi, ma la differenza tra il prezzo richiesto e quanto effettivamente si riesce a ‘’spuntare’’ nella vendita rimane alta.


E’ la fotografia del mercato immobiliare residenziale vicentino nel 2018 dall’indagine della Fimaa-Confcommercio nazionale, Federazione italiana mediatori agenti d’affari, che associa in tutta Italia oltre 12 mila agenzie immobiliari per 40 mila operatori.


Il focus confronta Vicenza con altre 11 città, creando una sorta di classifica a parte rispetto ai grandi centri (con più di 300 mila abitanti), ai piccoli capoluoghi e alle città minori. Il raffronto tra il 2018 e il 2017 è stato effettuato attraverso un questionario online diffuso tra gli operatori associati. Emerge che a Vicenza crescono di un 5% gli scambi, un dato che pone il capoluogo berico allo stesso livello di Verona, ma un gradino sopra a Venezia, dove gli scambi sono cresciuti del 4,5€.


I prezzi però sono in calo, anche se su questo fronte Vicenza fa meglio di molte altre realtà delle stesse dimensioni: al -0,6% registrato nella nostra città, fa da contraltare una media, tra tutti i centri di medie dimensioni presi in esame dall’indagine, del -1,3%.


Buone le performance degli immobili nuovi, dove Vicenza fa registrare una quota del 18,7% sul totale, contro una media del 14,3%. Dove Vicenza non riesce a ‘’tenere il passo’’ è sugli sconti applicati rispetto al prezzo di vendita: qui il venditore è obbligato ad abbassare il proprio prezzo mediamente del 13,8%, contro l’11,9% medio degli altri centri. Una performance, questa, peggiore anche rispetto agli altri capoluoghi veneti come Venezia e Verona, dove lo sconto si aggira sul 10%.


‘’Nonostante alcuni segnali contrastanti l’indagine mette comunque in luce un aspetto incoraggiante – è il commento di Serafino Magistro, presidente della Fimaa Confcommercio di Vicenza-: l’aumento delle compravendite indica che il mercato si sta muovendo e in prospettiva questo potrebbe aiutare a stabilizzare i prezzi nel breve termine’’. ‘’L’indagine apre lo sguardo anche al 2019 – prosegue Magistro – dove prevediamo un trend di crescita delle compravendite attorno al 9%, senza significative variazioni nei prezzi. Ovvio però che sul futuro pesano le incertezze generali dell’economia: questo trend, comunque positivo, ha bisogno di fiducia da parte dei consumatori e può proseguire solo se non accadranno fatti che influiscano in modo negativo sul ‘’sentiment’’ delle famiglie.


Autore: Il Giornale di Vicenza 

Alessandro Maule
24 gen 2019 | NEWS
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Alessandro Maule

Check-in e check-out come in albergo, pulizia, accoglienza, wi-fi gratuito. Con la differenza che si dorme in una casa e quando si chiude la porta ci si può sentire comodi e più liberi avendo spazi maggiori che non limitati ad una camera da letto e una hall. E magari se si è una famigliola può essere conveniente. Giriamola dall’altra parte. Ci sono proprietari che hanno una seconda casa e temono di incappare in inquilini morosi. E così si è sviluppata negli anni la modalità degli ‘’affitti brevi’’: gli ospiti pagano in anticipo e la casa resta a disposizione del proprietario tutte le volte che vuole.


A Vicenza lo scorso anno è partita una nuova realtà che fa capo al bassanese Andrea Guarise, classe 1980, laurea in economia e commercio internazionale, primi passi nel settore della finanza immobiliare per passare poi allo sviluppo e al finanziamento di nuove attività. E’ così che 5 anni fa ha fondato Algebria Capital, sede a Bassano, società che culla startup e imprese. Nel portafoglio ha la partecipazione in 16 realtà che vanno dall’e-commerce ai viaggi in barca, dalle consegne di vino al lava-stira biancheria. “Mi gioco delle ‘’fiche’’ più o meno importanti in società in cui credo”. Piccole percentuali dall’1 al 15%, poche migliaia di euro fino a 20mila euro che finora gli hanno dato un ritorno.


Ma l’investimento più grosso è ora nella sua impresa che gestisce affitti brevi, la Clean BnB Veneto, controllata all’85% dalla sua Algebria Capital. Impresa che è la longa manus veneta della Clean BnB fondata nel 2015 a Milano da Francesco Zorgno, alla vigilia dell’Expo, quando si registrò un’enorme crescita del business con tanti proprietari di immobili che volevano metterli in affitto e cercavano chi se ne occupasse in modo professionale.  Un anno fa Guarise ha dato vita alla Clean BnB Veneto attorno a cui ruotano 12 collaboratori e che oggi dispone di 35 appartamenti (‘’Obiettivo 100’’) tra Venezia, Padova, Verona e Vicenza. “A vicenza ne gestiamo 5. Ne avessimo avuti 30 durante Vicenzoro li avremmo occupati tutti”.


Vacanza, business, motivi sanitari (gestiscono un immobile anche vicino al San Bartolo), idea del turismo industriale. Gestiscono anche un appartamento vicino allo stadio, appoggio per tifosi in trasferta che allungano il fine settimana. Guarise tira le somme dei primi 8 mesi: 18/20 giorni al mese occupati, 4/5 giorni in media. Prezzi sui 60 euro a notte, 70/80 euro durante la fiera. “I proprietari ci affidano le chiavi, noi gestiamo la casa, siamo partner di booking. E assicuriamo redditività. Ma serve una nuova mentalità”


Autore: Il Giornale di Vicenza 

Marco Dall'Igna
23 gen 2019 | DICONO DI NOI
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Marco Dall'Igna

La mia è stata una scelta più impulsiva che razionale,  considerando una situazione familiare non facile. Dovevo vendere e comprare casa e per svolgere questa operazione dei miei amici mi hanno consigliato di rivolgermi a Marco Dall’Igna e quindi all’agenzia immobiliare ‘’Centro Casa’’, che io non conoscevo.

In agenzia ho conosciuto Marco, che è stato molto professionale nel consigliarmi i passi da fare, così mi sono fidata ed ho deciso di proseguire in quella direzione. Non mi aspettavo che in poco più di un mese Marco mi contattasse perché aveva una proposta di acquisto a prezzo, ero felicissima. Chiaramente ciò comportava anche un po’ di timore verso tutto l’iter di ricerca di una nuova casa. Marco ha saputo rassicurarmi, comprendendo la mia posizione. Dalle parole è passato ai fatti e dopo circa due mesi, ho trovato e comprato la casa perfetta per la mia famiglia.


“ormai è passato una anno da quando ho acquistato casa e confermo pienamente la mia decisione, ringrazio chi mi ha consigliato l’immobiliare Centro Casa, ed ora mi ritrovo anch’io a raccomandarlo ad altri”.

-Elvieri Annarita

Alessandro Maule
21 gen 2019 | NEWS
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Alessandro Maule

Le 3 cose da sapere:

-          Cosa detrarre: oneri accessori per il primo anno e interessi sul mutuo

-          Importo: il 19% su un massimo di 4.000€ di interessi

-          A chi spetta: sempre al titolare del mutuo prima casa

 

Il costo finanziario di un mutuo può essere ridotto grazie alle agevolazioni prima casa concesse al mutuatario. La stipula di un mutuo per l'acquisto, di un mutuo per la costruzione di casa o di un mutuo per la ristrutturazione edilizia di un immobile può generare un risparmio fiscale, in quanto riduce l'Irpef dovuta dal contribuente. L'agevolazione è comunque riferita solo alla "prima casa", quella cioè destinata ad abitazione principale.

 

Gli importi detraibili

L'iter iniziale da seguire per acquistare la prima casa è lo stesso comune all'acquisto di tutti gli immobili. Si va quindi dalla richiesta del parere di fattibilità alla richiesta del mutuo, fino all'erogazione dell'importo concordato.

A questo punto, se in possesso dei requisiti, è possibile chiedere un mutuo prima casa e richiedere la detrazione. Per i mutui ipotecari per l'acquisto della "prima casa" la detrazione ammonta al 19% degli interessi passivi. L'importo massimo (compresi gli oneri accessori) su cui calcolare la detrazione del 19% è pari 4.000 euro all’anno.

Per il primo anno sono detraibili anche gli oneri accessori, come le spese notarili, i costi di iscrizione o cancellazione dell’ipoteca o le spese di perizia.  

 

 

Come si calcola la detrazione?

Se nell’anno si pagano interessi passivi per 4.500 euro, la riduzione di imposta sarà di massimo 760 euro (ovvero il 19% di 4.000 euro, valore massimo su cui è possibile calcolare l’agevolazione prima casa). Tali oneri dovranno comunque essere relativi a mutui garantiti da ipoteca per l’acquisto di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale entro dodici mesi dall’acquisto.

 

I requisiti necessari

Per ottenere le agevolazioni fiscali sui muti prima casa servono alcuni requisiti. Ecco quali:

-          Non bisogna aver usufruito in precedenza di agevolazioni. Le detrazioni potranno essere riapplicate solo nel caso in cui si venda e si ricompri sempre una prima casa.

-          Non si può essere proprietari al 100% o in comunione con il coniuge di diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di un'altra casa nel territorio del Comune dove è ubicato l'immobile oggetto dell'acquisto agevolato.

-          Non bisogna essere titolari, neppure per quote o in comunione legale con il coniuge, su tutto il territorio nazionale, di diritti di proprietà o nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione su altra casa di abitazione acquistata, anche dal coniuge, usufruendo delle agevolazioni fiscali prima casa.

-          Bisogna risiedere nello stesso comune dell'immobile che si acquista. Se si deve effettuare il cambio di residenza, questa deve essere spostata entro 18 mesi dall'acquisto della casa.

 

La detrazione spetta sempre al titolare del mutuo, anche se l’immobile è adibito a residenza principale di un altro familiare.


Autore: Facile.it - https://www.facile.it/mutui/guida/agevolazioni-prima-casa.html

Marco Dall'Igna
21 gen 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Acquisto prima casa con inquilino dentro: è comunque possibile? Si può chiedere il mutuo prima casa e scaricare gli interessi? Cosa sapere e quali rischi si corrono.

E’ possibile l’acquisto prima casa di un immobile con inquilino dentro? Quali sono gli effetti sul prezzo di acquisto e sul mutuo prima casa affittata? Di seguito una guida che ci illustra vantaggi e rischi di questo tipo di compravendita immobiliare sotto diversi profili.

 

Agevolazioni Fiscali e Mutuo Acquisto Prima Casa: sono valide se si compra casa affittata?

Dal punto di vista fiscale la questione riguarda il diritto alle agevolazioni prima casa in caso di acquisto di casa con inquilino dentro. In linea generale infatti la normativa prevede che per poter usufruire delle condizioni agevolate di imposta ma anche di quelle legate ai mutui prima casa studiati appositamente per l’acquisto delle abitazioni principali, occorre che la residenza venga trasferita in quell’immobile entro 18 mesi dalla data del rogito.
Nel caso di acquisto di casa affittata, l’acquirente non perde le suddette agevolazioni fiscali all’acquisto della abitazione principale e potrà avere diritto al mutuo prima casa abitando in un altro immobile fino al termine del contratto di locazione. Tuttavia non sarà possibile scaricare gli interessi passivi del mutuo.

 

Per scaricare gli interessi passivi del mutuo infatti (detrazione mutuo corrispondente al 19% delle spese compresi gli oneri notarili e di eventuale intermediazione immobiliare fino ad un massimo di 4 mila euro) occorre non solo che il mutuatario abbia la residenza anagrafica nell’immobile ma che vi abiti. Per potere accedere alla detrazione sugli interessi passivi del mutuo bisognerebbe quindi notificare lo sfratto al locatario entro tre mesi dal rogito provvedendo ad adibire la casa ad abitazione principale entro un anno dal suo rilascio. La notifica di sfratto, ad ogni modo, può avvenire solo a scadenza avvenuta del contratto di locazione, e deve essere convalidata dal tribunale.

 

Comprare casa con inquilino dentro: prezzo più basso ma a quale rischio?

L’immediata disponibilità dell’immobile oggetto di vendita incide sul prezzo al mq? Sulla carta non esistono propriamente coefficienti di svalutazione per gli immobili locati. Tuttavia nella prassi i prezzi al mq di case occupate sono mediamente più bassi perché il fatto di non poter entrare nell’immediato possesso del bene dopo il rogito, rende l’immobile meno attrattivo. In quest’ottica è facile comprendere che il deprezzamento di un immobile locato può dipendere dal tipo di contratto in essere e, in particolare dalla durata residua della locazione. Se ad esempio si tratta di un contratto standard 4+4, se l’inquilino è o meno moroso, se è in essere una procedura di sfratto: sono tutti elementi che possono incidere sul prezzo finale rispetto ad una tradizionale casa in nuda proprietà. Sono tutti elementi che il futuro acquirente ha diritto di conoscere, ex articolo 1337 del codice civile che impone l’obbligo della “buona fede” al venditore vincolandolo a non nascondere eventuali situazioni di morosità o sui procedimenti di sfratto in corso e a dichiararli nel rogito notarile.

 

Ma aldilà del tipo di contratto quello che può spaventare in questo tipo di compravendite è il rischio che l’inquilino moroso non se ne vada al termine di contratto (costringendo alla procedura di sfratto ex articolo 657 e seguenti del codice civile). Ci sono tutele per l’acquirente? Il Tribunale di Napoli con sentenza sent. n. 9321/15 ha previsto la possibilità di inserire nel preliminare e nel contratto di vendita una clausola che tuteli l’acquirente prevedendo che, se nei tempi previsti dalla scadenza del contratto di locazione, il conduttore non abbandona l’immobile, è valida l’immediata risoluzione del contratto di compravendita immobiliare. I giudici hanno ritenuto opportuno, in questa particolare circostanza, prevedere la risoluzione immediata per questioni non dipendenti dalla condotta del venditore ma di un soggetto terzo (in questo caso l’inquilino).

 

Mutuo prima casa affittata: quali garanzie per la banca?

Di fronte a questa situazione anche la banca dovrà tutelarsi. Potrebbero essere richieste garanzie ulteriori per la concessione del mutuo prima casa. Tra la documentazione sarà richiesta anche prova del rispetto del diritto di prelazione dell’inquilino. Si consiglia per avere una preventivo mutuo attendibile, di eseguire una simulazione del mutuo prima casa inserendo le informazioni sul contratto di locazione in essere.


Autore: investireoggi.it - https://www.investireoggi.it/fisco/comprare-casa-con-inquilino-dentro-analisi-fiscale-di-questo-tipo-di-compravendita-immobiliare/

Marco Dall'Igna
19 gen 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Un professionista vicentino è accusato di aver ceduto l’abitazione coniugale, dopo aver litigato con la compagna, ad un prezzo vile.

Pur di infastidire la sua ex, e di complicarle la vita, è arrivato a svendere la casa coniugale dove lei era rimasta a vivere con i due figlioletti piccoli, cedendola ad un prezzo vile ad un conoscente, di modo che lei rimanesse senza un tetto. La procura ne è convinta, tanto che ha citato a giudizio un professionista vicentino di 38 anni, residente nell’hinterland della città (non ne citiamo le generalità per non rendere riconoscibili i figli minorenni), per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza ai bambini. Il processo era in programma l’altra mattina davanti al giudice Amedoro, che ha rilevato però un problema di notifiche rimandando gli atti al magistrato. E’ iniziato invece, davanti allo stesso giudice, un altro processo che vede l’imputato, difeso dall’avv. Francesco Pasquino, dover rispondere di lesioni aggravate alla compagna.

 

I due ex avevano convissuto alcuni anni. Dalla storia d’amore fra il professionista e la compagna, di 29 anni, casalinga, che si è costituita parte civile in entrambi i procedimenti con l’avv. Giulio Manfredini, erano nati due figli, che oggi hanno 6 e 4 anni. Il 18 luglio 2015 l’imputato era tornato a casa e, stando alla ricostruzione della procura che aveva coordinato l’indagine dei carabinieri, aveva scatenato il pandemonio. Convinto di essere stato tradito, avrebbe ferito la giovane, che si era recata in ospedale. Era guarita in una settimana. Il professionista si difende spiegando di non averla nemmeno sfiorata.

 

La coppia abitava in una casa degli anni Settanta, sulla quale avevano compiuto diversi lavori di risistemazione. Per acquistarla e ristrutturarla l’imputato, a cui era intestata, aveva investito parecchio, ed aveva acceso un mutuo, che all’epoca dei fatti aveva pagato in buona parte. Dopo la furiosa baruffa di luglio, lui era andato a vivere altrove, e i due avevano deciso di dividere le loro strade. Pochi giorni prima dell’udienza davanti al giudice civile che avrebbe dovuto dare le prime disposizioni sull’affido dei figli, l’imputato aveva venduto l’abitazione ad un conoscente. Secondo il pm l’aveva svenduta: “Alienando la casa coniugale ad un prezzo di gran lunga inferiore al reale e per un prezzo comunque non corrisposto (poiché pari all’importo del mutuo residuo che l’acquirente si accollava), faceva mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori”, si legge nel capo di imputazione, che contesta un reato purtroppo diffuso in una forma assai singolare. Sul punto il professionista si difende: “Non riuscivo più a pagare il mutuo, non ce l’avrei fatta a versare l’assegno. E non ho mai fatto venir meno la soddisfazione dei bisogni della famiglia”.

 

Se sul piano penale sarà battaglia, la guerra è già in corso su quello civile. Lui ha promosso una causa per l’affido dei bambini, lei invece perché il tribunale accerti che la compravendita della casa era simulata; il perito del giudice le avrebbe dato ragione, ma la causa si chiuderà a fine anno. La ex, che ha trovato un nuovo compagno, non si è mai mossa in realtà da quella abitazione, nonostante abbia ricevuto dal nuovo proprietario più di un’intimazione a liberare le stanze.

 

Autore: Il Giornale di Vicenza

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