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Alessandro Maule
  • 21 gen 2020
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21 gen 2020 | NEWS
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Alessandro Maule

“Questo è il nuovo strumento che potrà risultare utile per i Comuni per gestire il futuro urbanistico. Starà al sindaco avere la capacità di sfruttarlo. Si, perché gli è data la possibilità di indicare dove potenziare, quindi ricostruire il costruito, e dove no. E, soprattutto, questo avverrà ripulendo i paesaggio. In una parola, aumentando il verde”. Francesco Calzavara, presidente della commissione territorio in consiglio regionale, guarda al lato pratico del passaggio che si è tenuto al Ferro Fini. Lì la commissione ha dato parere positivo al regolamento attuativo della legge Veneto 2050, sui crediti da rinaturalizzazione. Ora il provvedimento torna in  Giunta per la definitiva approvazione. Da quel momento ai Comuni è dato un anno di tempo per organizzare tutto. Dal 2021 si parte concretamente, primi in Italia.


ADDIO RUDERI

Il meccanismo è semplice. Si parte dal principio fondante la legge Veneto 2050: non consumare nuovo suolo, ma riqualificare l'esistente. La Regione ha trovato il modo di incentivarlo. Come? Con i crediti edilizi. Funziona così. Io privato possiedo in campagna un rudere che non ha un valore, anzi rappresenta un costo per la demolizione. Allora chiedo al Comune di iscriverlo nell'elenco delle proprietà cosiddette "incongruenti". Il Comune farà da cerificatore. Quindi, se darà il via libera, potrò demolire il vecchio e rinaturalizzare, "permeabilizzare il terreno” dicono gli esperti, vale a dire mettere a verde. A quel punto il Comune dovrà verificare che ciò sia stato eseguito. E inserirà la volumetria del rudere che "decolla", si dice, e finisce nel Registro dei crediti edilizi. li possono essere venduti e acquistati liberamente. Per esempio possono essere acquistati per "atterrare” per ampliare una ristrutturazione in zone che, appunto, vengono identificate dal Comune che ha interesse a migliorare una zona piuttosto che un'altra. Quindi abbatto i 500 metri cubi vecchi e brutti in periferia e ne costruisco di meno, 325, ma in pieno centro, per esempio.


CRITERI

 Definito il meccanismo in legge, serve il regolamento concreto, con tanto di algoritmo. «Il nodo era dare un valore alle cubature "in atterraggio” -. spiega Calzavara -. Esempio: si abbatte un'opera incongruente, per esempio, nella campagna di Jesolo. Ma quei metri cubi che, per principio stabilito dalla legge, non potranno essere maggiori ma solo uguali o minori, dove atterrano avranno valori diversi a seconda che servano per ampliare un appartamento in via Bafile o in centro. Ecco perché la palla passa ai Comuni che hanno uno strumento in più per valorizzare incentivando determinate aree dove usare i crediti, piuttosto che altre».


I COMMENTI

 Stefano Fracasso, capogruppo del Pd, è scettico: «I crediti sono uno strumento utile, ma che rischia di restare sulla carta. Mi spiego: riconosciamo la bontà tecnica, ma nelle attuali condizioni che efficacia avranno? Ad oggi si può, per esempio, ampliare un capannone utilizzando lo Sportello unico, senza che sia contemplato il loro utilizzo. Non solo. Abbiamo chiesto che almeno vengano esclusi dai crediti i siti soggetti alla bonifica per inquinamento: non vorremmo che dopo aver inquinato i proprietari si vedessero riconosciuto pure un valore”. Bocciatura netta per Piero Ruzzante, Leu: “Ho votato contro perché il nodo sta nella cornice normativa. Veneto 2050 è la legge presentata da Zaia che doveva azzerare il consumo di suolo. Peccato il Veneto sia già la prima regione per consumo di suolo anche negli ultimi due anni. insomma, ormai abbiamo consumato troppo. Il Veneto è anche la regione con la più alta presenza di grande distribuzione commerciale. Piuttosto, si dovrebbe dare nuova vita alle tante abitazioni sfitte”.

 

Autore: Cristina Giacomuzzo per Il Giornale di Vicenza

Marco Dall'Igna
  • 11 gen 2020
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11 gen 2020 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Anno nuovo, viabilità nuova. A settembre la Superstrada Pedemontana Veneta sarà terminata. O almeno lo sarà il tratto che riguarda il territorio di Montecchio Maggiore. Il 2020 porta una decisa e importante svolta per quanto riguarda l'infrastruttura viaria le cui opere verranno concluse, in diverse fasi, nell'arco di tempo compreso tra il mese di marzo e quello di settembre. Ad annunciarlo è stato l'assessore alla viabilità, Carlo Colalto, nel corso dell'ultimo consiglio comunale, in risposta a un’ interrogazione che è stata presentata dalle minoranze.


GLI INTERVENTI.

«I lavori della Spv sono iniziati da molti anni - ha detto Maurizio Scalabrin del “Gruppo Misto" - e, nonostante le stime per il termine dei lavori, le tempistiche sono state sempre allungate senza contare anche la fine della costruzione del casello che è stata quantificata prima in quattro anni poi in due anni». Il consigliere ha pure evidenziato la problematica della viabilità ad Alte Ceccato, già precaria, chiedendo quindi di conoscere il programma per la chiusura dei cantieri. «E anche quali siano le intenzioni dell'Amministrazione comunale per evitare che per un periodo, ancora incerto, si possa pensare di aprire al traffico la Pedemontana senza avere l'innesto diretto all'autostrada A4» con il nuovo casello.


LE SCADENZE.

Colalto ha, a sua volta, ha risposto che le rampe delle complanari saranno completate fra tre mesi. «Quelle in direzione nord sia sul rondò Molinetto che su viale del Lavoro verranno terminate a marzo - ha spiegato - così come anche la rotonda sulla strada regionale 11. Fino all'ultimazione dei lavori è stato predisposto, e attuato, un piano di segnalamento per l'entrata dei mezzi pesanti in zona industriale-artigianale». Secondo le tempistiche indicate dall'assessore, la conclusione dell'opera a Montecchio è programmata per settembre. Quindi dopo l'estate.


LE TEMPISTICHE.

«La stessa tempistica è stata stimata anche per i lavori nella tratta Castelgomberto-Montecchio - ha aggiunto - mentre per tutta la Spv, legata in particolare al tunnel di Malo, se la galleria venisse completamente sbloccata ad oggi si potrebbe calcolare che sarebbe conclusa nell'estate 2022».


Autore: Antonella Fadda per Il Giornale di Vicenza

Marco Dall'Igna
08 gen 2020 | DICONO DI NOI
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Marco Dall'Igna

Ho avuto modo di conoscere l’agenzia Centro Casa perché qualche anno fa gli ho affidato la gestione per l’affitto di un appartamento di mia proprietà. Successivamente mi sono affidata a loro anche per la vendita dello stesso immobile, avendo trovato sempre massima disponibilità e professionalità. Non nascondo che negli anni ci sono stati degli inquilini che non si sono comportati benissimo, ma va detto pure che Centro Casa non mi ha mai lasciata da sola nel gestirli e alla fine dei conti, i problemi (o pseudo problemi) sono sempre stati risolti nel migliore dei modi. Confrontandomi con miei conoscenti con una situazione simile alla mia, ho capito che non era così scontato avere un appoggio da parte dell’agenzia nel momento del bisogno… anzi!!

 

Quindi mi ritengo fortunata nell’aver trovato delle persone fidate come loro e nel mio caso nell’Agente Immobiliare Marco D. che mi ha seguito sia nell’affitto che nella vendita, sicuramente non perderò occasione nel consigliare questa agenzia a chi ne avrà bisogno che siano amici, conoscenti o parenti.


- Galiotto Sandra 

Alessandro Maule
  • 19 dic 2019
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19 dic 2019 | NEWS
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Alessandro Maule

Come ottenerlo e come cedere il credito d'imposta all'azienda che effettua i lavori

Vuoi ristrutturare casa ma non hai la liquidità necessaria? Ecco come chiedere un mutuo per ristrutturazione, come funziona e quali sono gli ultimi chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Mutuo ristrutturazione: quali documenti servono

Un mutuo ristrutturazione può avere diverse finalità, per cui, alla normale documentazione finalizzata all’erogazione del finanziamento, vanno aggiunti diversi documenti a seconda che si tratti di:

·         Manutenzione ordinaria di edifici esistenti (ad esempio per riparare parti limitate dell’immobile): in questo caso occorre presentare in banca il preventivo di spesa fornito dall’impresa coinvolta.

·         Manutenzione straordinaria: per gli interventi sulla struttura dell’edificio serve presentare sia il preventivo che il progetto, nonché la DIA.

·         Ristrutturazione con grandi opere: per interventi che modificano la pianta dell’edificio (ampliamenti ecc) serve una concessione edilizia con versamento di un contributo. Entrambe le documentazioni vanno aggiunte alla richiesta di mutuo in banca.

Mutuo ristrutturazione: come funziona

Il mutuo ristrutturazione può finanziare fino all’80% del valore di mercato dell’immobile post-intervento e potrà essere erogato sia in un’unica soluzione (per interventi di minore entità) che a tranche a seconda dello stato di avanzamento lavori accertato da un tecnico. Ciò per evitare problemi di destinazione d’uso dei fondi o di solvibilità del mutuatario.  Le tempistiche di questi mutui arrivano ad un massimo di 18 mesi entro i quali occorre aver terminato i lavori.

Detrazioni fiscali 2019-2020 per i mutui ristrutturazione

Le detrazioni fiscali relative ai mutui ristrutturazione si riconducono ai bonus casa confermati anche per il prossimo anno: bonus mobili, eco bonus, sisma bonus.

Cessione del credito all’impresa per i mutui ristrutturazione 2020

È però anche possibile esercitare un’opzione e, al posto delle tradizionali detrazioni spalmate su più anni, avere un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo cedendo il credito d’imposta a chi esegue i lavori.

In questo caso sarà l’impresa a comunicare il tutto all’Agenzia delle Entrate per avere il contributo in compensazione spalmato su cinque anni. I codici tributo sono stati resi disponibili dall’AdE con due risoluzioni datate 20 novembre.

Come fare per attivare la procedura? Entro il 28 febbraio l’impresa deve comunicare l’accordo preso con il cliente. Nella comunicazione, attraverso l’apposito modulo sul sito dell’AdE che va inviato per via telematica o consegnato presso gli uffici, vanno inclusi:


·         la denominazione e il codice fiscale del soggetto avente diritto alla detrazione;

·         la tipologia di intervento effettuato;

·         l’importo complessivo della spesa sostenuta;

·         l’anno di sostenimento della spesa;

·         l’importo complessivo del contributo richiesto (pari alla detrazione spettante);

·         i dati catastali dell’immobile oggetto dell’intervento;

·         la denominazione e il codice fiscale del fornitore che applica lo sconto;

·         la data in cui è stata esercitata l’opzione;

·         l’assenso del fornitore all’esercizio dell’opzione e la conferma del riconoscimento del contributo, sotto forma di sconto di pari importo sul corrispettivo dovuto per l’intervento effettuato.

Autore: Idealista.it - https://www.idealista.it/news/finanza/mutui/2019/12/03/137598-mutuo-per-lavori-di-ristrutturazione-come-funziona

Marco Dall'Igna
  • 19 dic 2019
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19 dic 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Nel 2020 cambiano i parametri per usufruire di bonus e detrazioni fiscali per la casa. La Manovra, infatti, introduce limiti a seconda delle fasce di reddito (tranne per le agevolazioni per i mutui prima casa). Vediamo cosa cambia con l’arrivo del nuovo anno.

Sostanzialmente gli “aggiustamenti” del governo sono stati calibrati per “colpire” i contribuenti più ricchi. Il riordino delle detrazioni fiscali è inserito nella legge di Bilancio in discussione al Senato. Nel dettaglio la fascia penalizzata è quella a partire dai 120mila euro di reddito annuo, per la quale, con diversi scaglioni le detrazioni fiscali vanno a ridursi gradualmente sino ad annullarsi per i redditi che superano la soglia dei 240mila euro.

Detrazioni mutui prima casa

Non tutte le detrazioni fiscali seguiranno questa logica, però. Anche per il 2020, infatti, le spese per gli interessi dei mutui prima casa si applica indistintamente a tutta la platea dei contribuenti, senza limite di reddito alcuno. Per tutti, infatti, si applica la detrazione fiscale del 19%. Stesso identico discorso anche per le spese sanitarie (detrazione al 19% nel 730 senza limitazioni di reddito).


Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Economia, i contribuenti con un reddito che supera i 120mila euro nel 2018 erano 302.266, lo 0,73% del totale. Ma versano il 18% dell’Irpef netta, 24 miliardi di euro su 157 complessivi. Sono soggette alle riduzioni in base al reddito (a partire dai 120mila euro lordi annui), tra le detrazioni che riguardano la casa nel 2020, le spese per gli affitti degli studenti fuori sede.


Un po’ come accade anche per la detrazione prevista per famigliari a carico e redditi di lavoro, il reddito complessivo utile che va a stabilire le detrazioni a cui può accedere il contribuente sono determinate al netto del reddito derivante dalla proprietà immobiliare adibita ad abitazione principale.

Confermate le detrazioni casa 2020

La legge di Bilancio 2020 ha confermato diverse detrazioni per la casa che, di fatto, restano escluse dai tagli di bonus e agevolazioni fiscali. Si tratta di agevolazioni per riqualificazione energetica degli edifici e quelli per ristrutturazioni edilizie le cui aliquote sono tra il 50 e il 65%, così come il sismabonus o alcune detrazioni per erogazioni liberali al 24%. Alcune di queste figurano nella lista delle 51 deduzioni più utilizzate dai contribuenti italiani. Vediamo quali sono:


Bonus Verde:prevede una detrazione Irpef del 36% sulle spese sostenute per gli interventi di cura, ristrutturazione e irrigazione del verde privato;


Ristrutturazioni: permette di usufruire della detrazione per le ristrutturazioni edilizie nella misura del 50% con limite di spesa di 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare fino al 31 dicembre del 2020;


Ecobonus: detrazione per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici nella misura del 65% fino al 31 dicembre del 2020. L’importo da portare in detrazione può variare dal 50% al 85% della spesa in base alle caratteristiche dell’intervento e la detrazione va ripartita in 10 rate annuali di pari importo;


Mutui abitazione principale: come già detto, oltre a poter accedere a offerte specifiche da parte di alcune banche, può beneficiare di una detrazione Irpef del 19% degli interessi passivi fino ad un massimo di 4000 euro;


Sismabonus: le spese sostenute per la messa in sicurezza antisismica degli immobili compresi nelle zone ad alta pericolosità è uguale al 70% delle spese sostenute;


Bonus Mobili: detrazione del 50% per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici in classe A o A+ per un importo massimo di 10.000 euro.

Le limitazioni alle altre detrazioni fiscali 2020

Seguiranno invece le riduzioni previste per le fasce di reddito tra i 120mila e i 240mila euro, invece, altre detrazioni fiscali che esulano dalle misure per la casa. Vediamo quali:


- spese veterinarie;

- spese per lo sport di figli a carico;

- spese per i servizi di interpretariato dai soggetti riconosciuti sordomuti;

- spese funebri;

- spese per l’Università;

- spesa per la scuola dell’infanzia del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado;

- spese per minori o maggiorenni a carico con diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa);

- spese per i premi per le assicurazioni sulla vita o quelle per il rischio di eventi calamitosi sulla casa.

 

Autore: Idealista.it - https://www.idealista.it/news/finanza/fisco/2019/12/12/137741-detrazioni-casa-2020


Marco Dall'Igna
  • 19 dic 2019
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19 dic 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna


Ieri sera mi ha chiamato un mio cliente per il quale sto seguendo la vendita di un immobile a Schio, chiedendomi di passare da lui quando possibile… Questa mattina alle 9.00 ero a casa sua!!!

 

Iniziamo la conversazione, mi chiede come sto, famiglia ecc.. (solite domande di circostanza tra cliente e professionista ma anche tra due persone che ormai si conoscono da più di tre anni, per altre operazioni immobiliari).

 

Lui: “Ti ho invitato per riferirti che mi hanno chiamato dei tuoi colleghi di 3 agenzie diverse, dicendomi che sono interessati al mio immobile e che hanno un cliente pronto a comprarlo”

 

Io: “Molto bene e tu cosa hai risposto?”

 

Lui: “Sai, gli ho riferito di chiamarti così da parlare con te ma niente.. loro non collaborano..”

 

Li per li mi stavo già innervosendo.. ma quando dalla sua bocca sono uscite le parole che adesso Ti riporto, mi sono sentito fiero di quello che faccio e di quello che sono, ed è proprio per questo che adesso le sto condividendo con te!

 

Lui: “…Io gli ho ribadito di chiamarti e trovare un accordo, ma sono stati categorici dicendomi che loro non lavorano così e non collaborano con le altre agenzie!! AH NON COLLABORATE?? BEH MOLTO PEGGIO PER VOI – gli ho detto - PERCHE’ MARCO E LA SUA AGENZIA CENTRO CASA COLLABORA E COSI’ FACENDO VI SIETE PERSI UN’OCCASIONE!!! Ma di che agenzia siete?!? Ecco cari XXX, non vi preoccupate di quando decade l’incarico perché tanto NON VE LO DAREI COMUNQUE!!”

 

Non hai idea di che gioia immensa nel sentirsi apprezzati e valorizzati in questo modo!!! Sto pubblicando questo articolo con la speranza che le agenzie che hanno contattato il mio cliente si riconoscano… e per aggiungere che comunque...

 

L’INCARICO E’ DECADUTO 3 MESI FA’!!! Ma quando subentra la fiducia e la stima reciproca non c’è documento scritto che tenga… ;) 

 

Marco D.

Staff Centro Casa. 

Alessandro Maule
  • 19 dic 2019
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19 dic 2019 | NEWS
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Alessandro Maule


Altro che successione, gli italiani continuano a preferire la donazione come strumento di distribuzione del patrimonio in famiglia.

Lo dimostra l’ultimo Rapporto dati statistici notarili relativo al primo semestre di quest’anno, condotta dal Consiglio Nazionale del Notariato che evidenzia un aumento annuale delle donazioni immobiliari del 2,29% e dell’1,18% quelle mobiliari.

Per tutte le donazioni, eccetto solo quelle di modico valore, è obbligatorio l’utilizzo dell’atto pubblico e nel dato sono comprese quelle effettuate nell’ambito di patti di famiglia.

Donazioni diffuse soprattutto al Sud

Un’analisi di tipo geografico, mostra che le donazioni immobiliari restano più comuni al Sud, dove si concentra oltre il 35% delle donazioni di immobili, con la sola eccezione di Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige in cui la percentuale di donazioni immobiliari rapportato al numero di abitanti è tra le più alte d’Italia.

Senza particolari variazioni la distribuzione territoriale delle donazioni immobiliari rispetto al 2018. Uniche regioni che fanno registrare un incremento percentuale tra i due semestri intorno all’11% sono Umbria, Calabria e Sardegna.

Asset più donato, il fabbricato

Tra le varie tipologie di beni donati si riscontra che, rispetto al primo semestre dello scorso anno, sono in netto aumento le donazioni di aziende (+20,36), in leggero incremento quelle di azioni e quote (+3,62%), mentre diminuiscono, seppur di poco, le donazioni di denaro (-1,52%).

Decisamente in calo le donazioni di nuda proprietà di quote e azioni (-29,09%) rispetto al primo semestre 2018.

Tra le donazioni di beni mobili rimangono maggiormente diffuse quelle relative al denaro, alle azioni e/o quote e alle aziende, concentrate prevalentemente al nord con la Lombardia che rimane la regione in testa per numero di donazioni mobiliari (circa il 26% del totale), sebbene in calo di oltre 2 punti rispetto al primo semestre 2018, e con un incremento del numero di atti per il Sud e nelle Isole, il che costituisce una novità rispetto alle rilevazioni precedenti.

L’immobile più donato rimane il fabbricato (53,54% del totale) e nel raffronto con il primo semestre 2018, le percentuali relative alle donazioni di fabbricati in piena proprietà e in usufrutto subiscono un incremento rispettivamente del 4,11% e del 3,06%, mentre scendono leggermente quelle della nuda proprietà (-1,15%), sostanzialmente stabili le donazioni di terreni agricoli.

Identikit di donanti e donatori

Stabile, infine, è il quadro anagrafico sia dei donanti, sia dei donatari: la maggior parte dei secondi è compresa tra 18 e i 55 anni, così come resta molto diffusa la cessione a favore degli ultracinquantacinquenni dell’usufrutto, mentre la maggior parte dei donanti ha dai 55 anni in su.

Autore: Mariangela Tessa per Wallstreetitalia - https://www.wallstreetitalia.com/altro-che-successione-sempre-piu-italiani-optano-per-la-donazione/?amp


Marco Dall'Igna
  • 12 dic 2019
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12 dic 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Niente più "sconto in fattura": il Parlamento hanno dato lo stop alla norma discussa che era stata introdotta nel Decreto Crescita. Costringere le aziende, specie le meno robuste, ad anticipare agli utenti i soldi previsti dall'eco-bonus, avrebbe messo in seria difficoltà il flusso di liquidità delle Pmi dell'edilizia e dell'impiantistica. Ora in commissione Bilancio del Senato è passato un emendamento che blocca la norma: le categorie economiche hanno vinto la loro battaglia.


CONFINDUSTRIA.

«Siamo felici che il nostro appello rivolto ai parlamentari vicentini lo scorso ottobre e ribadito pubblicamente non più di una settimana fa al sottosegretario all'economia Pier Paolo Baretta, abbia trovato un riscontro concreto, togliendo così, dal capo dei nostri imprenditori, una spada di Damocle terribile», è il commento a caldo di Luciano Vescovi, presidente di Confindustria Vicenza. «Quel provvedimento, che obbligava le Pmi ad anticipare al cliente, mediante uno sconto insostenibile in fattura che poteva arrivare addirittura all'85% del lavoro, gli effetti di sisma ed ecobonus statali, era di fatto una condanna per le imprese medio-piccole che da un punto di vista prettamente finanziario non hanno le spalle così larghe da potersi sostituire allo Stato. Quell'articolo del Decreto Crescita poteva comportare crisi di liquidità immediate per cui salutiamo con soddisfazione questa decisione del Parlamento. Nella speranza che tutto sia confermato».


CONFARTIGIANATO.

«Il Parlamento ha compreso le ragioni di Confartigianato e la necessità di ristabilire nel mercato corrette condizioni di concorrenza che non penalizzino gli artigiani e le piccole imprese», sottolinea la sua soddisfazione in una nota Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Veneto e Vicenza. «Questo importante risultato è soprattutto frutto di una azione di lobby coordinata tra il nazionale - che ha messo a disposizione anche una straordinaria piattaforma digitale di condivisione dei lavori parlamentari- e il territorio, in particolare quello veneto. Confartigianato Veneto è stata protagonista di diversi incontri con tutti i parlamentari locali a cui è stato consegnato un preciso emendamento che è stato non solo recepito ma votato ieri all'unanimità in commissione al Senato. Un grazie in particolare alla senatrice Roberta Toffanin di Padova, prima firmataria del nostro emendamento. Ma analoghi emendamenti soppressivi sono stati presentati da tutti i gruppi parlamentari. La volontà di cancellare la misura del Decreto Crescita è stata quindi unanimemente condivisa. In questi mesi ci siamo battuti per chiedere l'eliminazione di una misura che avrebbe escluso dal mercato una grossa fetta delle 60mila impresse artigiane venete del "sistema casa" (costruzioni, installazione impianti, serramenti). Le nostre ragioni sono state condivise dall'Autorità Antitrust intervenuta anche nei confronti del Governo e del Parlamento proprio per chiedere modifiche alla norma».


IL MERCATO.

«L'abrogazione dello sconto in fattura - aggiunge Bonomo - consentirà di restituire equilibrio ed efficacia a un sistema di incentivi che rappresenta un valido strumento per la riqualificazione energetica e la sostenibilità del patrimonio immobiliare e per il rilancio del settore costruzioni. Auspichiamo che l'aula non stravolga questa decisione». La norma peraltro era accusata di incostituzionalità. In Veneto il mercato sostenuto dall'ecobonus ammonta, nel 2018 (dati Enea), a 541 milioni di investimenti (il 16,3% dei 3,3 miliardi a livello nazionale) e 42mila interventi. Negli ultimi 5 anni - segnala Confartigianato - le cifre salgono a oltre 2 miliardi di investimenti e 215 mila interventi. Il 31,4% di interventi è in serramenti, il 24% per pareti verticali (e il 15,4% orizzontali), il 12,6% in caldaie a condensazione, il 7,4% pompe di calore, il 4% schermature solari, l’1,1%in solare termico e 0,75% impianti a biomassa.


CNA.

«È una vittoria dell'artigianato e delle piccole imprese che hanno testardamente e pervicacemente denunciato i nefasti effetti che lo sconto in fattura avrebbe provocato nel nostro settore e ne ha chiesto sin da subito l'abrogazione», dice Alessandro Conte presidente di Cna Veneto: «È una vittoria di chi ha sempre mantenuto una posizione coerente, convinto della giustezza delle sue idee».


Autore: Il Giornale di Vicenza

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