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Alessandro Maule
15 feb 2019 | NEWS
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Alessandro Maule

Sarà presentato il dolce ideato apposta per la manifestazione


Il carnevale è alle porte e Malo si fa bello per farsi trovare pronto al grande appuntamento. Si parte sabato sera alle 20.30 con la cerimonia ufficiale che decreterà l’apertura della 95esima edizione della storica manifestazione. Un vero e proprio gala che si terrà nella sala consiliare ricavata nell’ex chiesetta di San Bernardino. In questa occasione, il Ciaci, simbolo giocoso del carnevale maladense, riceverà le chiavi della città per certificare l’inizio di un periodo di festa. Alla cerimonia, dove sarà presente tutta la giunta, è prevista la presenza del consigliere regionale Nicola Finco, appassionato del tema. Verrà presentato anche il dolce carnevalesco, il ‘’Ciaciolo’’.

 

Il giorno successivo, saranno protagonisti i bambini: al centro giovanile di via Molinetto 16, a partire dalle 14.30, è previsto il ‘’Carnevale dei bambini’’, titolo che fa presupporre che per le tre settimane successive ci sarà da lasciare spazio ai più grandi, e cioè ai cinque carri (più due minori ma che testimoniano la voglia di divertimento e partecipazione) che porteranno la festa nelle strade del paese e ai gruppi che si stanno organizzando per rendere, ancora una volta, il carnevale un momento indimenticabile.

 

Gli appuntamenti per le sfilate vere e proprie saranno domenica 24 febbraio, domenica 3 marzo e martedì 5 marzo per il gran finale. Quest’anno, i carristi hanno gettonato le tematiche ambientali e quelle sociali, come la ludopatia e la violenza sulle donne, per la realizzazione delle mastodontiche opere d’arte su ruote. E per ogni tema, c’è anche una conferenza di approfondimento.

 

Autore: Il Giornale di Vicenza

Marco Dall'Igna
13 feb 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Se una casa è in possesso del venditore per una donazione, l’agente immobiliare è obbligato a comunicarlo all’acquirente. Lo ha stabilito la Cassazione.


L’agente immobiliare è tenuto all’obbligo di comunicazione e trasparenza anche nel caso in cui chi desidera acquistare una casa ne individui una pervenuta in possesso del venditore tramite una donazione. In questo modo, l’acquirente sarà informato sulle possibili conseguenze dell’acquisto. In caso di mancata comunicazione, invece, l’agente sarà responsabile delle eventuali ripercussioni negative.


Il caso è stato chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 965 del 16 gennaio 2019, con la quale si dirimeva una causa che ha coinvolto un compratore, il quale citava in giudizio il proprio agente immobiliare, al quale si chiedeva un risarcimento e la restituzione della provvigione. Infatti, solo successivamente alla presentazione della proposta di acquisto l’acquirente aveva scoperto che la casa in questione non apparteneva alla persona indicata come venditore, perché quest’ultimo l’aveva donata alla figlia. Nonostante i donatari fossero disponibili a revocare la donazione per intestarsi nuovamente la casa, l’acquirente, che di tutto ciò non era stato informato dall’agente immobiliare, aveva deciso di revocare la proposta di acquisto. Chiedendo in più i danni all’agente.


Sebbene il giudizio di primo grado avesse dato ragione all’acquirente, in appello la sentenza si era ribaltata in quanto si era ritenuto che la presenza di una sola erede (la figlia donataria) non avrebbe pregiudicato in futuro l’esito della compravendita, non essendoci alcun erede aggiuntivo che potesse eventualmente protestare. La Cassazione, tuttavia, ha ribaltato nuovamente questa sentenza, dal momento che altri eredi, non presenti al momento, potrebbero sempre sopravvenire in futuro.


A conclusione, quindi, si è accertata la responsabilità dell’agente immobiliare nell’informare correttamente l’acquirente di tutte le circostanze, come quella descritta sopra, che potrebbero pregiudicare il nun esito di una compravendita, secondo l’articolo 1759 del Codice Civile.


Autore: idealista.it - https://www.idealista.it/news/finanza/casa/2019/02/12/130009-donazione-casa-lagente-immobiliare-deve-comunicarla-allacquirente


Alessandro Maule
12 feb 2019 | NEWS
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Alessandro Maule

In una lettera una serie di proposte per sostenere attività e locali ‘’Aliquote ridotte per chi aderisce ai piani di riqualificazione urbana’’


Non alzare le tasse locali, anzi, prevedere incentivi e sgravi per sostenere la rete degli esercizi di vicinato e delle attività turistiche. E’ l’appello, condito da idee e proposte, lanciato da Confcommercio Vicenza ai 119 Comuni della provincia tramite una lettera firmata dal presidente Sergio Rebecca e dal direttore Ernesto Boschiero. Una voce che si unisce a quella di Confindustria, intervenuta a fine gennaio attraverso le parole del presidente Luciano Vescovi. Anche in quel caso, un invito alle amministrazioni, chiamate nelle prossime settimane a riprendere in mano il capitolo tasse, a non aumentare la pressione fiscale sulle attività produttive – dopo la rimozione del divieto decisa con la finanziaria 2019 – legata alle tariffe sull’occupazione di spazi e aree pubbliche, pubblicità e affisioni e Iuc, l’imposta unica comunale che comprende Imu, Tari e Tasi, ovvero casa, rifiuti e servizi indivisibili.


“Chiediamo che in ogni Comune sia aperto un tavolo tecnico con la nostra associazione per valutare una serie di proposte in grado di rilanciare il tessuto commerciale attraverso una lungimirante modulazione dei tributi locali”, spiega il presidente Rebecca. Confcommercio chiede prima di tutto di non aumentare i tributi per le imprese del commercio, del turismo e dei servizi, evitando così di colpire “la rete degli esercizi di vicinato che garantiscono un essenziale servizio ai cittadini, valorizzano le specificità del territorio, costituiscono un prezioso presidio di sicurezza e vitalità per centri e periferie”.


Sul tavolo anche alcune proposte per utilizzare il fisco come strumento di rilancio ad esempio con agevolazioni delle aliquote Imu o esenzioni per i proprietari di immobili turistici e commerciali (al dettaglio o all’ingrosso) “che accordino riduzioni dei canoni di locazione o che utilizzano strumentalmente il loro immobile”. La lettera contiene anche una proposta per incentivare il ritorno di attività del commercio e del turismo nelle vie e nelle piazze “deliberando agevolazioni Imu o esenzioni per i proprietari di immobili a destinazione turistica e di negozi che diano in locazione immobili sfitti da almeno un anno”.


Lo strumento della riduzione o esenzione Imu, secondo Confcommercio, può anche essere utilizzata per le aree dismesse e degradate, che spesso finiscono nel mirino di grandi nomi della distribuzione “con conseguenze negative sui centri storici e sull’inquinamento causato dal traffico”, continua Confcommercio, che lancia la proposta di concedere “agevolazioni se i proprietari aderiscono a progetti di riqualificazione o rigenerazione urbana elaborati delle amministrazioni, che favoriscano il rilancio di servizi di prossimità”.


La lettera elenca una serie di esempi di “fiscalità agevolata” che possono sostenere il turismo e il commercio. Come la tassa rifiuti “che pesa fortemente su attività come quelle dell’ingrosso, ad esempio, che utilizzano grandi superfici ma che producono pochissimi rifiuti”, spiegano dall’associazione. “Il principio di chi inquina paga è purtroppo spesso quasi sempre disatteso e a farne le spese sono proprio le imprese del Terziario”, sottolinea ancora il presidente. Che rilancia un altro “Cavallo di battaglia”: prevedere l’esenzione di tutti tributi locali per tre anni a chi riapre un negozio sfitto.


“Quelle contenute nella nostra lettera sono proposte di buon senso e che da tempo avanziamo negli incontri con gli amministratori locali – conclude Rebecca -. I primi esempi virtuosi già ci sono, come a Brendola, che ha previsto l’abbassamento dell’aliquota Imu a chi riduce il canone di affitto ai negozi e pubblici esercizi. O come Monticello Conte Otto che ha previsto aliquote agevolate Imu e Tasi per gli immobili in cui vengono aperte nuove attività imprenditoriali del commercio o pubblici esercizi. E’ la strada giusta e l’auspicio è che si diffonda a beneficio non solo del settore, ma di tutta la cittadinanza”


Autore: Alessia Zorzan per Il Giornale di Vicenza

Marco Dall'Igna
09 feb 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

La messa in sicurezza dei marciapiedi in via Pasubio vicino all’edificio storico, provocherà una serie di modifiche che creeranno una grande rotatoria.

La strettoia pericolosa poco oltre la Fabbrica alta in via Pasubio, diventerà un senso unico con la sistemazione del marciapiede, per mettere in sicurezza i pedoni, che saliranno di numero non appena sarà riaperto al pubblico il Giardino Jacquard. E questo intervento rivoluzionerà la viabilità adiacente, da via XX Settembre a via Maraschin, con una serie di modifiche fra sensi unici e nuove corsie che, come assicura il sindaco Valter Orsi, “produrranno un flusso veicolare assai più ordinato di quello attuale e con meno disagi e rischi”.


Il primo cantiere

A metà gennaio sono partiti i lavori per la riqualificazione dei marciapiedi di via Pasubio e via Rovereto la cui durata è prevista in circa 120 giorni. I lavori consistono nel rifacimento del marciapiede di via Pasubio e di via Rovereto, nel tratto dalla Fabbrica Alta fino alla Caserma Cella, prevedendo un rialzo della cordonata per migliorare la sicurezza dei pedoni e renderlo perciò più fruibile da parte dei cittadini ma anche dei visitatori. Nel tratto di fronte alla Fabbrica Alta è previsto il recupero dell’attuale pavimentazione, nonché il rifacimento di alcuni tratti di quella storica, rovinati da precedenti interventi di scavo per sottoservizi. Si tratta di un intervento da 120 mila euro già inserito nel piano delle opere del 2018 e che dà la stura ad altre operazioni viarie che lasceranno il segno.


La terza corsia

Via XX Settembre, che fiancheggia da un lato l’ufficio postale e il lanificio Conte, dall’altro il parcheggio della Fabbrica Alta, avrà una terza corsia a disposizione di chi si immette scendendo da via Maraschin. Serve a consentire ai veicoli che giungono dalle caserme dei carabinieri e dei finanzieri di dare la precedenza senza bloccare il traffico su una delle arterie cittadine principali. Via XX Settembre rimane ovviamente a senso unico che resterà tale anche dalla piazzetta Suor Arlotti, davanti all’Asilo Rossi, sino alla Caserma Cella. Non più quindi il doppio senso per chi viene dalla Fabbrica Alta in direzione centro storico. Ma per effettuare questo intervento il Comune dovrà espropriare ad Aree Urbane, la società  che gestisce il patrimonio immobiliare ex Lanerossi, un pezzo di terreno. In questo caso la spesa messa al bilancio è di 100 mila euro. Poi toccherà alla rotatoria attorno al monumento di Alessandro Rossi, tra viale Trento Trieste e via Maraschin, che sarà sistemata con altri 100 mila euro di costi previsti. “Finora è un ovale ma la ricostruiremo in forma circolare”, spiega il sindaco.


Il commento

Secondo Orsi quello in corso diventerà “un riordino della viabilità. Fra poco riapriremo il Giardino Jacquard. Già ora i pedoni sono in pericolo nelle strettoie vicine alla Fabbrica Alta. Quando aumenteranno per il flusso turistico, è giusto che trovino condizioni di sicurezza. Nel complesso, tutta l’area diventerà una grande rotatoria quando le modifiche viarie saranno tutte adottate”. Da tener presente infine che anche via Baccarini sarà soggetta ad interventi di sistemazione con l’innesto di una quarta corsia che scorre verso la stazione ferroviaria, con conseguente riadattamento del tratto ciclopedonale a fianco dei giardinetti.

 

Autore: Mauro Sartori per Il Giornale di Vicenza

Marco Dall'Igna
07 feb 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

La sede del Fisco serve un bacino di circa 186 mila abitanti nell’Alto Vicentino. Nel 2018 gli accessi sono stati 15907, superiori ad altre realtà vicine.


Sindaci, politici e associazioni di categoria hanno fatto quadrato attorno al Comune di Thiene, promettendo battaglia per mantenere in città lo sportello territoriale dell’Agenzia Entrate.


La sede cittadina del Fisco, che serve in realtà tutto il territorio dell’Alto Vicentino per un bacino di circa 186mila abitanti, è nuovamente finita nei piani regionali di riorganizzazione del servizio. Ciò significa che entro settembre, data di scadenza della convenzione tra Comune e Fisco, lo sportello cittadino potrebbe chiudere i battenti.


Per questo il sindaco Gianni Casarotto ha chiamato a raccolta in sala consiliare parlamentari vicentini, consiglieri comunali, il presidente della Conferenza Ulss 7, le associazioni di categoria e gli ordini professionali interessati per promuovere un piano di azione che scongiuri la possibile chiusura dello sportello cittadino.


“Nei mesi scorsi il direttore Provinciale dell’Agenzia ci ha comunicato di avere significative difficoltà nella gestione dello sportello che dipende da Bassano, soprattutto dal punto di vista della turnazione del personale – ha spiegato ai presenti il sindaco Casarotto – e ne ha proposto la chiusura alla direzione generale. Eppure si tratta di un ufficio fondamentale per il nostro territorio, i dati parlano da soli: nel 2018 gli accessi a Bassano sono stati 38.473, di cui 15.907 a Thiene, contro i 15.688 di Valdagno, la sede che l’Agenzia ha scelto di mantenere attiva al posto di quella di Schio o di Thiene. Per quanto riguarda invece i servizi erogati, a Bassano si è arrivati a 47.912, di cui 20.446 a Thiene, mentre Valdagno si è fermata a 18478. Mi chiedo con questi numeri come si possa pensare di chiudere lo sportello cittadino”.


Non è la prima volta che l’Agenzia delle Entrate rischia di scomparire da Thiene. Era già accaduto nel 2013 quando il sindaco Casarotto, assieme ai colleghi dell’Alto Vicentino, era riuscito a scongiurare l’ipotesi solo grazie alla concessione in comodato d’uso gratuito dello stabile comunale di via Rasa. Un atto che per il Governo ha significato un risparmio di 100 mila euro annui, equivalente all’affitto sborsato per l’ex sede di via Vanzetti.


Autore: Alessandra Dall’Igna per Il Giornale di Vicenza

Alessandro Maule
06 feb 2019 | NEWS
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Alessandro Maule

Detrazioni per lavori eseguiti con fai da te


La detrazione sulle ristrutturazioni edilizie
 e la detrazione sul risparmio energetico sono ammesse anche per lavori eseguiti in economia o, in termini più semplici, eseguiti con fai da te.
In questi casi, poiché non è una ditta a fornire la manodopera ma è il proprietario stesso ad eseguire il lavoro, la detrazione riguarderà principalmente le spese sostenute per la fornitura dei materiali.
Ciò è quanto affermato dall'Agenzia delle Entrate nella  Guida sulle ristrutturazioni edilizie - edizione del 23 novembre 2018 a pagina 4: Può richiedere la detrazione anche chi esegue in proprio i lavori sull'immobile, limitatamente alle spese di acquisto dei materiali utilizzati.


Lavori fai da te ma in regola con gli strumenti urbanistico-edilizi


Seppur sia possibile accedere alle detrazioni fiscali per lavori eseguiti con fai-da-te, è bene però ricordare la necessità che le opere siano realizzate in conformità alle norme vigenti in materia urbanistica, edilizia, d'igiene, impiantistica, ecc. Il rischio di lavori non in regola è la perdita delle detrazioni fiscali e il pagamento di spiacevoli sanzioni.

Eseguire opere in conformità alle normative
 vigenti significa che se ad esempio intendo realizzare lavori richiedenti un titolo abilitativo, dovrò presentare in Comune una pratica edilizia. Quindi prima di procedere con i lavori è sempre consigliabile consultare l'ufficio tecnico del Comune per conoscere se nel nostro caso specifico è necessaria o meno una pratica edilizia.

Se per il rilascio del titolo abilitativo ci si dovrà avvalere di un progettista e direttore lavori (architetto, ingegnere, geometra), segnalo che sarà possibile portare in detrazione anche le spese sostenute per il lavoro di questo tecnico. E si potrà beneficiare della detrazione anche per le spese relative ai diritti per le concessioni comunali e agli eventuali oneri.


Edilizia libera


È entrato in vigore il 22 aprile 2018 il Glossario dell’Edilizia libera in attuazione del Dlgs 222/2016. Di cosa si tratta? 
Di quegli interventi esplicitamente indicati, che possono essere realizzati senza alcun titolo abilitativo o comunicazione specifica. Sono 58 gli interventi riportati nel glossario che vengono liberalizzati. 
A puro titolo esemplificativo si segnala la sostituzione di pavimentazioni esterne o interne, l’installazione di pannelli fotovoltaici, la riparazione e la messa a norma di svariate fattispecie di impianti, la sostituzione e la riparazione di ascensori e montacarichi, oltre a molti altri.

Da precisare che le opere in questione dovranno essere realizzate sempre e comunque nel rispetto delle norme di sicurezza, antisismiche, in ambito igienico-sanitario, paesaggistiche o antincendio.


Lavori fai-da-te ma in regola con la normativa sulla sicurezza


La normativa sulla sicurezza (D.Lgs 81/2008) chiarisce all'articolo 90 gli obblighi del committente, che è tenuto a verificare l'idoneità tecnico-professionale delle imprese e dei lavoratori autonomi a cui intende affidare l'opera, chiedendo una serie di documenti che ne attestino i requisiti. Di questi documenti il committente è tenuto a consegnare in Comune in allegato alla pratica edilizia il cosiddetto DURC, il Documento Unico di Regolarità Contributiva.

La normativa ha quindi posto un notevole problema inerente i lavori in economia, visto che il privato non può produrre il DURC e quindi inizialmente sembrava che i lavori in proprio fossero diventati totalmente illegali e quindi i Comuni non si fidavano ad approvare progetti da eseguire con fai-da-te.

A fronte di questa difficoltà è intervenuta la Legge 9 agosto 2013 n.98. Cito l'articolo 31: «in caso di lavori privati di manutenzione in edilizia realizzati senza ricorso a imprese direttamente in economia dal proprietario dell'immobile, non sussiste l'obbligo della richiesta del documento unico di regolarità contributiva (DURC) agli istituti o agli enti abilitati al rilascio».

Si parla di lavori privati di manutenzione in edilizia. Quindi sono da ritenersi realizzabili con fai da te lavori di manutenzione sia ordinaria che straordinaria. Sulla pratica edilizia da presentare in Comune (sempre se richiesta) si dovrà allora segnalare che i lavori saranno eseguiti in economia e che, ai sensi della legge
 citata, non si è soggetti all'obbligo di presentazione del DURC.

Dalla norma noto però un'ulteriore questione: si citano lavori realizzati in economia dal proprietario dell'immobile. Dunque alla lettera sembrerebbe che li possa svolgere solo il proprietario, escludendo l'ausilio di parenti e affini. Non sono a mia conoscenza altre norme di chiarimento in merito, comunque non riterrei errata l'interpretazione letterale a causa dei problemi che potrebbero sopraggiungere in caso di infortunio, vista la piena responsabilità del committente e la mancanza di assicurazioni.


Lavori fai da te sugli impianti


A proposito di opere in conformità alle normative vigenti, vorrei citare anche tutti quei lavori di carattere impiantistico (come ad esempio il rifacimento dell'impianto elettrico o dell'impianto di riscaldamento) che richiedono il rilascio della dichiarazione di conformità
, ossia un documento in cui si dichiara che l'impianto risponde ai requisiti di sicurezza ed è realizzato alla regola dell'arte. Questa dichiarazione va sottoscritta da un tecnico abilitato, che in genere è l'elettricista o l'idraulico che ha eseguito il lavoro.

Per interventi fai-da-te sugli impianti diventa ancor più difficile gestire la questione. Ricordo innanzitutto quanto cita il D.M. 37/2008«tutti gli impianti tecnologici devono essere realizzati a regola d'arte da Impresa Specializzata e iscritta ad apposito Albo, che rilasci regolare dichiarazione di conformità».

Da qui si comprende il motivo per cui idraulici ed elettricisti tendono a firmare solo dichiarazioni di impianti che hanno realizzato personalmente (o che hanno realizzato i propri dipendenti) e non impianti realizzati da persone esterne. Infatti firmando la dichiarazione di conformità di un impianto si assumono una certa responsabilità. Quindi prima di eseguire autonomamente modifiche agli impianti, consiglio di verificare bene tutti i presupposti per procedere in regola.


Quali lavori detraibili sono allora realizzabili con fai da te?


In considerazione di tutte le analisi appena condotte, possiamo considerare tranquillamente realizzabili con fai-da-te le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria che non prevedano particolari obblighi, come ad esempio il rilascio della dichiarazione di conformità degli impianti o magari l'installazione di un ponteggio, per il quale subentrano ulteriori complicazioni.

Il consiglio è comunque di rivolgersi sempre all'ufficio tecnico del Comune in modo da chiarire preventivamente cosa si può fare o meno autonomamente, vista la molteplicità degli interventi eseguibili su un'abitazione e vista anche la possibile presenza di norme locali.

Parlando di lavori eseguibili con fai da te, sulle parti comuni condominiali sono detraibili sia i lavori di manutenzione ordinaria che straordinaria, mentre sulle singole abitazioni sono detraibili solo i lavori di manutenzione straordinaria con l'aggiunta di alcune eccezioni ricadenti nella manutenzione ordinaria (opere semplici di abbattimento delle barriere architettoniche, opere che prevengono infortuni domestici, come l'installazione di vetri di sicurezza o corrimani, opere che prevengono il rischio di atti illeciti da parte di terzi, come l'installazione di tapparelle metalliche con ganci di sicurezza o la sostituzione della serratura della porta di ingresso).

Cito poi alcuni esempi di lavori di manutenzione straordinaria detraibili e che non dovrebbero suscitare problemi burocratici se eseguiti con fai da te:
- allargamento di una porta;
- realizzazione di un muretto di cinta e apposizione di un cancello;
- sostituzione di infissi;
- nuova pavimentazione esterna;
- realizzazione di marciapiede;
- sostituzione zoccolo esterno di facciata con altro avente caratteristiche diverse;
- ecc.

Per lavori che comportano necessariamente altri obblighi, procederei con la massima cautela. Se ad esempio decido di rifare completamente il bagno, comprensivo dell'impianto idraulico, potrò accedere alla detrazione sulle ristrutturazioni edilizie. 

Tuttavia, dovendo necessariamente agire sull'impianto, un'impresa dovrà rilasciare la dichiarazione di conformità di questo impianto.

Pertanto riterrei utile procedere così: presenterei una pratica edilizia dove si dichiari che l'impianto sarà realizzato da un idraulico (di cui si consegnerà il DURC), mentre la parte restante relativa ai sanitari e alle piastrelle sarà realizzata in economia.

Si potrà quindi beneficiare della detrazione per le spese relative all'idraulico per la parte di sua competenza (impianto idraulico comprensivo del rilascio di certificazione di conformità) mentre per la parte eseguita in proprio porteremo in detrazione solo le spese relative ai materiali.


IVA sui lavori fai da te


Quando si eseguono interventi su edifici abitativi esistenti si parla spesso della possibilità di beneficiare dell'iva agevolata
 al 10%. In realtà non è sempre così.

Abbiamo detto che i lavori fai da te sono possibili solo per opere di manutenzione ordinaria e straordinaria. Per queste opere, se si acquistano solo i materiali, l'IVA è al 22%.

Anche l'IVA sulle fatture di eventuali professionisti iscritti ad Albi o Collegi che bisognerà coinvolgere (architetti, ingegneri, geometri) sarà al 22%, così come lo è sempre sui compensi professionali.


Autore: www.lavorincasa.it - https://www.lavorincasa.it/detrazioni-50-e-65-per-lavori-fai-da-te/

Marco Dall'Igna
06 feb 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

Quando si parla di mutui si sente spesso il termine surroga: ma cosa significa in sostanza e quali spese comporta?

A tasso fisso, variabile o misto, di durata minima di 5 e massima 30 o 40 anni, le caratteristiche del mutuo variano in base alle esigenze personali e da banca a banca, ma – una volta che lo si è stipulato – non significa che si sarà legati per sempre a quel contratto. Grazie alla cosiddetta surroga, difatti, è possibile cambiare il contratto di mutuo trasferendo il mutuo ad un’altra banca che offra condizioni economiche più vantaggiose.

 

Cosa significa la surroga del mutuo

È la legge n. 40 del 2007, anche conosciuta come Legge Bersani e attualmente, dopo alcune modifiche introdotte con leggi successive, l’articolo 120-quater del Testo Unico Bancario a introdurre in Italia la surroga, ossia la possibilità di trasferire il proprio mutuo da una banca ad un’altra che eventualmente pone condizioni migliori. In sostanza con la surroga si può letteralmente trasferire il contratto di finanziamento in essere da una banca ad un’altra, modificando i parametri del mutuo stesso, chiudendo quindi il vecchio mutuo e accendendone uno nuovo con una nuova banca, ma utilizzando l’ipoteca originaria. Con la surroga si può sostituire:

§  la durata

§  lo spread

§  il tipo di tasso applicato

§  le spese periodiche (assicurazione, incasso rata, gestione, etc).

Ciò che non può mai cambiare è il capitale residuo, vale a dire la somma che rimane ancora da rimborsare, che deve essere uguale a quello in essere con la vecchia banca. Con la surroga la banca nuova subentra nel credito e in tutte le sue garanzie, compresa l’ipoteca. In sostanza l’ipoteca rimane la stessa del vecchio mutuo, ma viene spostata dal vecchio al nuovo istituto di credito.

 

Quanto costa la surroga

La portabilità del mutuo prevede la possibilità di trasferire il proprio mutuo presso un’altra banca, ottenendo condizioni migliorative ma soprattutto a costo zero. L’articolo 120-quater del TUB dispone infatti che “la surrogazione comporta il trasferimento del contratto di mutuo, alle condizioni stipulate tra il cliente e l’intermediario subentrante, con esclusione di penali o altri oneri di qualsiasi natura”. Al cliente la banca non può inoltre imporre spese o commissioni per la concessione del nuovo finanziamento, per l’istruttoria e per gli accertamenti catastali, che si svolgono secondo procedure di collaborazione tra intermediari improntate a criteri di massima riduzione dei tempi, degli adempimenti e dei costi connessi. In ogni caso, gli intermediari non applicano alla clientela costi di alcun genere, neanche in forma indiretta, per l’esecuzione delle formalità connesse alle operazioni di surrogazione.

La surroga è quindi un’operazione a costo zero per il debitore in quanto la nuova banca non può imporre oneri o commissioni per questa operazione e la vecchia banca non può pretendere penali per l’estinzione anticipata del vecchio mutuo.

Inoltre le spese del notaio per il nuovo mutuo sono a carico della banca con cui si surroga.

 

Autore: www.cosedicasa.com - https://www.cosedicasa.com/normativa-legge/soldi/surroga-del-mutuo-che-cosa-e-e-quanto-costa-69559

Marco Dall'Igna
02 feb 2019 | NEWS
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Marco Dall'Igna

I controlli del Comune al via tra un paio di settimane, a campione 200 verifiche. Durante gli accertamenti del 2016-2017 riscontrate anomalie nel 58% dei casi.


Se non avete ancora provveduto alla manutenzione periodica della vostra caldaia, è il caso di prenotare subito la visita di un tecnico, se non volete rischiare di incorrere, nel peggiore dei casi, alla chiusura dell’impianto e a una messa a norma forzata. Tornano, infatti, i controlli a campione disposti dal Comune sulle caldaie private. Una campagna per la quale palazzo Trissino investe 20 mila euro e che interesserà tre periodi da qui al prossimo anno: febbraio e marzo, il primo; ottobre, novembre e dicembre, il secondo e infine i primi tre mesi del 2020.


Il tempo di selezionare il professionista abilitato (un perito tecnico o un ingegnere, esterno al Comune) e tra un paio di settimane i controlli potranno essere avviati. Con un duplice obiettivo, come sottolinea l’assessore al territorio con delega alla protezione dell’ambiente, Lucio Zoppello: “Garantire la sicurezza e migliorare l’efficienza energetica degli impianti termici a favore di una maggiore qualità delle emissioni e di conseguenza dell’aria”.


Si tratterà, nello specifico, di controllare lo stato di esercizio e manutenzione, e il rendimento di combustione degli impianti termici civili del territorio comunale. E’ la Regione Veneto, con la legge regionale del 13 aprile del 2001, ad aver delegato agli enti locali la funzione di accertamento dell’efficienza energetica delle caldaie. Un’ispezione per nulla banale se gli ultimi controlli, effettuati in città tra il 2016 e 2017, hanno rilevato nel 58 per cento delle 145 caldaie finite sotto la lente del Comune la presenza di qualche anomalia, sia dal punto di vista delle pratiche amministrative sia, soprattutto, da quello tecnico.


In tutti questi casi, gli uffici comunali del settore Ambiente hanno invitato i proprietari a mettere in sicurezza le caldaie in questione. Un paio di famiglie, però, non avendo ottemperato agli obblighi (erano stati riscontrate emissioni di monossido di carbonio), si son viste interrompere la fornitura del gas, fino all’avvenuta regolarizzazione.


Il Comune sceglierà il campione con la modalità del sorteggio dai nominativi presenti nella banca dati dell’anagrafe. Le famiglie sorteggiate verranno avvisate con una raccomandata con cui sarà fissato un appuntamento. Il tecnico incaricato si presenterà e nel caso in cui la persona non sia presente lascerà un avviso.


Autore: Il Giornale di Vicenza

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