La casa non è mai pronta, vivono 9 mesi in roulotte.

Pubblicato in News il 28 dic 2018

La figlia di 13 anni presa in giro a scuola: “Sei come una rom”. Ora i genitori vorrebbero chiedere i danni o promuovere una causa.


Costretta per nove mesi a vivere in una roulotte perché la casa che avevano comprato non era mai pronta. E’ la disavventura accaduta ad una famiglia della vallata dell’Agno, che ora sta valutando se promuovere una causa civile per ottenere un risarcimento del danno che sostengono di aver subito per il comportamento che ritengono dilatorio tenuto da un agente immobiliare.


A farne le spese, oltre alla coppia di operai, anche la figlia di 13 anni, che non voleva più andare a scuola perché i suoi compagni di classe, conoscendo la situazione, la chiamavano “rom” per prenderla in giro. La singolare vicenda ha trovato finalmente soluzione ma per la famiglia si è appena chiuso un anno da incubo.


I fatti risalgono alla fine dello scorso anno, quando la coppia di operai, vicentini, sui 45 anni, ritenendo che la loro abitazione fosse diventata troppo piccola per le loro esigenze, si è rivolta ad una agenzia immobiliare della zona (non citiamo il Comune per non rendere riconoscibile la ragazzina) per comprare una casa nuova. In breve, l’agente incaricato ha trovato una soluzione per loro; gli operai, che avevano fretta di concludere ma che hanno invero poca esperienza in materia immobiliare, si sono fidati del professionista che ha proposto loro il termine di un anno per il rogito. “E’ una formula standard – avrebbe riferito -, ma vedrete che in breve sarete nella casa nuova”.


La coppia, che aveva necessità di quattrini, ha trovato in breve da vendere l’abitazione di proprietà in cui viveva ; ed ha firmato l’accordo, convinta di entrare in quella nuova in tempi stretti. In realtà, dopo un paio di settimane il costruttore della nuova palazzina ha presentato istanza di fallimento in tribunale; e la circostanza, che secondo la coppia era conosciuta all’agente, ha indubbiamente rallentato l’iter burocratico. Gli operai, in prossimità di lasciare la loro casa, hanno chiesto ed ottenuto rassicurazioni dall’agenzia: “Non vi preoccupate, nel giro di qualche giorno si sblocca tutto”.


In realtà in breve si sono trovati senza tetto; e, non sapendo bene come organizzarsi, hanno deciso di trovare momentanea sistemazione in una vecchia roulotte di proprietà. Hanno portato le loro masserizie a casa dei nonni della bambina, che però abitano piuttosto lontano dalla scuola e dalle fabbriche dove lavorano; ragion per cui non si sono sistemati da loro, ma hanno continuato a vivere in roulotte e a telefonare, senza costrutto in agenzia, dove hanno sempre riferito loro che era questione ancora di pochi giorni.


In questa maniera sono passati i mesi, e la ragazzina non ne voleva più sapere di andare a scuola: “Mi prendono in giro, mi dicono che vivo in una roulotte come i rom, io non ne posso più”.


Il rogito è stato firmato l’ultimo giorno utile prima della scadenza dell’anno; e la famiglia ha potuto trasferirsi dopo 9 mesi vissuti in condizioni non accettabili. “Una volta che ci siamo sistemati, abbiamo deciso di rivolgerci all’avvocato Alberto Lorusso per farci tutelare”, spiegano gli operai, che ora vorrebbero ottenere giustizia per quanto hanno patito. Spiegano di avere sì sottoscritto quell’accordo, ma senza comprendere bene le possibili conseguenze; e ora stanno valutando se promuovere una causa civile, perché si sentono beffati dal comportamento dell’agenzia “che avrebbe potuto farci sapere quali sarebbero stati i tempi, perché così saremmo andati in affitto, e invece ci ha tenuti in sospeso all’infinito, rovinandoci la vita.


Autore: Il Giornale di Vicenza

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