Novità dalla Corte di Cassazione sulla responsabilità del mediatore.

Pubblicato in News il 03 mag 2016

La professione di mediatore, e la responsabilità che riveste il suo ruolo, è stata, negli anni, oggetto di controversie e varie interpretazioni in ambito di giurisprudenza.
Attraverso la Legge n. 39 del 1989, si è innalzato il grado di preparazione professionale del mediatore, imponendo un esame abilitativo al fine di poter esercitare l’attività e lo svolgimento della stessa in via esclusiva; la giurisprudenza, riconoscendo queste capacità professionali del mediatore, è passata dal criterio di diligenza ancorata al principio del c.d. “buon padre di famiglia”, a quella della c.d. “media diligenza professionale”, commisurata, quindi, alle capacità professionali riconosciute al mediatore stesso. 
Con il tempo, quindi, si è consolidata una giurisprudenza di merito e di legittimità che ha imposto al mediatore obbligo di corretta informazione secondo il criterio della media diligenza professionale, che impone allo stesso di comunicare le circostanze a lui note e il divieto di fornire informazioni su circostanze che non abbia egli stesso verificato.
La giurisprudenza, in passato, ha più volte confermato che non rientra nella comune ordinaria diligenza, alla quale il mediatore deve conformarsi nell’adempimento della prestazione, lo svolgimento, in assenza di un particolare incarico, di specifiche indagini di tipo tecnico giuridico; facciamo riferimento, per esempio, alle trascrizioni pregiudizievoli gravanti sugli immobili oggetto della mediazione, se occultate dalla parte venditrice; tanto che non era da considerarsi compreso nella prestazione professionale del mediatore l’obbligo di verificare, attraverso l’esame dei registri immobiliari, la libertà dell’immobile oggetto della trattativa da trascrizioni e iscrizioni pregiudizievoli.
Una sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 2015, però, ha rivisto i sopra citati principi affermando che, naturalmente, il mediatore è obbligato a verificare le informazioni a lui note e a cui può accedere con la sua diligenza professionale; e che non può trasmettere informazioni non verificate.
In caso di inadempimento la colpa è presunta ed è a suo carico la prova dell’inesistenza dell’inadempimento o la non imputabilità a sé del medesimo.
Insomma, il nuovo orientamento della Corte di Cassazione sancisce che sul mediatore debbano ricadere degli specifici obblighi di verifica delle informazioni, non potendo limitarsi alla trasmissione delle informazioni da una parte così come assunte dall’altra.
Va ricordato che la sentenza oggetto di questo articolo è, al momento, una delle più recenti in tema della responsabilità del mediatore e si dovrà verificare l’orientamento generale a seguito di nuove e ulteriori pronunce.

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Commenti (1)

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